Rivista il mulino

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la nota
Aspettando Godot
, December 19, 2011

Il governo Monti era stato salutato con entusiasmo dall’opinione pubblica. Quasi tre quarti dei cittadini vedevano con favore la sua nascita: un record.  Dopo quattro settimane la percentuale è scesa a meno della metà. I provvedimenti economici, inevitabilmente, scontentano varie fasce di elettorato, da coloro che assaporavano l’imminente pensione a proprietari di immobili e soprattutto di seconde case, da pensionati con 1500 euro al mese a “scudati” anonimi, e così via. Tassisti e farmacisti invece tirano un bel sospiro di sollievo.

Su quanto sia rigorosa, equa e pro-crescita questa manovra sospendiamo il giudizio, in questa sede. Qui ci interessa soprattutto un altro punto: quanto questo governo si caratterizzi come alternativa a quello che ci ha preceduto e alla maggioranza che ci ha (mal)governato per 8 anni su 10 . Il sospiro generale di sollievo che ha accolto Mario Monti a Palazzo Chigi comprendeva anche la “liberazione” da un periodo di mistificazioni e falsità - “ tutto va bene”, “abbiamo i conti in ordine”, “stiamo meglio degli altri Paesi” - propalate fino all’estate scorsa. E infatti una operazione-verità c’è stata quando è stato ripetuto più volte che stavamo per finire come la Grecia.

Buone nuove
, December 13, 2011

Non tutto è nero e fosco come sembra. All’orizzonte si profila anche qualche buona notizia.

Dopo molto parlare e molto annunciare, infatti, l’adeguamento alla media europea degli stipendi dei (numerosi) parlamentari italiani non dovrà più avvenire, con “urgenza” e “per decreto”. Il tema, delicatissimo come facilmente s’intende, andrà invece posto in discussione laddove lo si è sempre dibattuto e sempre lo si dovrà dibattere: in Parlamento. Saranno le Camere, e non più, per fortuna, un noioso professore di economia insieme ai suoi altrettanto noiosi professori circondati da tecnici, a provvedere, se vorranno provvedere, al taglio delle indennità di deputati e senatori. Nel modo, nel tempo e nel quanto che riterranno più corretti e opportuni. Oppalà.

È quanto previsto da un emendamento del governo (quello dei noiosi, sempre loro) presentato alle Commissioni Bilancio e Finanze. E per fortuna. Perché la norma prevista in origine dal decreto sarebbe stata illegittima, come ci spiegano i più esperti. Anche per quanto riguarda lo stipendio dei parlamentari, dunque, l’ultima parola toccherà, come sempre, ai parlamentari medesimi. Cui il governo ha tuttavia ricordato, con fermo garbo istituzionale, la necessità-dovere di equiparare il trattamento economico di titolari di cariche elettive e dei vertici di enti e istituzioni pubbliche rispetto alla media degli analoghi trattamenti economici percepiti dai colleghi europei.

Le morti degli altri
, December 5, 2011

Accade ogni tanto che un uomo o una donna noti si uccidano, e che molti se ne scandalizzino, nel senso etimologico del verbo. Uno skàndalon, un inciampo dell’opinione pubblica, è stata la morte che Lucio Magri si è dato in una clinica svizzera, assistito da un medico. Un tale inciampo fu un anno fa anche il gesto di Mario Monicelli, che salì all’ultimo piano di un ospedale, si arrampicò a fatica – lui novantacinquenne – sul bordo di una finestra, e si gettò di sotto. Non fossero stati famosi, per loro non ci sarebbe stato rumore mediatico. Certo qualcuno o molti avrebbero sofferto, o avrebbero provato rancore, e forse anche – perché no? – simpatia. Così reagiamo di fronte al suicidio: coinvolgendo noi stessi in quel gesto ultimo, sia che lo si rifiuti con rabbia, sia che lo si accolga con pietà. Invece, non (solo) di coinvolgimento si è trattato, ma (anche) di scandalo per Monicelli e per Magri. E per questo ancor più che per quello. Chissà, forse c’è chi non perdona loro, uomini pubblici, di rendere dolorosamente evidente la più radicale e privata delle questioni: di chi è la mia morte?

A leggere i commenti seguiti al suicidio del fondatore del «manifesto» sembra che proprio la sua privatezza non sia stata rispettata. Contro ogni pur formale pietà, qualcuno si è cimentato in un funereo narcisismo: io avrei fatto, io non avrei fatto…

La Repubblica dello spread
, November 27, 2011

Quanto tempo ci vorrà per abituarsi al tormentone sui differenziali tra Bund tedeschi e Btp italiani? Ci abituiamo a tutto, e dunque ci abitueremo anche a questo. Sempre che nel frattempo l’amato sistema-Paese non crolli definitivamente, insieme al fondale macroeconomico che ha accompagnato le nostre giornate tra casa, scuola, ufficio e spesa all’ipermercato.

Eppure, nella sua drammaticità, anche la tragicommedia europea che va in scena da qualche settimana sui teatri della politica e della finanza mondiale può rappresentare uno spunto utile per qualche riflessione para-economica. Al limite della costruzione parabolica da rapporto Censis, le cui analisi prospettiche ci aspettiamo da qui a pochi giorni. Perché il nostro è davvero il Paese dello spread, da tutti i punti di vista. La Repubblica fondata sul lavoro e, in subordine, su molti altri ideali attuali e pienamente condivisibili ma tristemente disattesi ogni giorno. La Repubblica delle differenze e dei differenziali. Tra Nord e Sud, dato ovvio e ormai universalmente accettato. Tra lavoro garantito e lavoro cercato disperatamente e mai trovato, se non a condizione impietose. Tra generazioni garantite e nuove generazioni senza garanzie. La Repubblica dove da molti anni vengono pubblicati periodicamente rapporti che raccontano come si sia ampliato e si continui ad ampliare il divario tra chi ha sempre meno e chi ha sempre di più. Tra chi continua ad avere, nonostante tutto, qualche opportunità di conoscenza, di formazione, di crescita culturale e chi invece nasce in partenza con un ritardo ereditato dalla famiglia e dal gruppo sociale di appartenenza difficilmente colmabile.

Non è ancora troppo tardi
, November 21, 2011

Il sorprendente cambio dell’esecutivo nel nostro Paese potrebbe avere conseguenze rilevanti non solo sul governo dell’Italia ma anche su quello dell’Unione europea. Negli ultimi tempi la nostra attenzione è stata catalizzata dalle tristissime vicende di casa nostra. Ma alzando solo un po’ lo sguardo ci si sarebbe potuti rendere agevolmente conto che anche l’Unione non se la passava poi troppo bene. L’opinione pubblica è da mesi tempestata di comunicati che annunciano nuovi piani, o modifiche dei piani precedenti; salvo poi, a distanza di pochi giorni o di poche ore, ritrovarsi con gli stessi problemi e le stesse incertezze di prima. Al di là dei complicatissimi aspetti tecnici delle vicende europee, fra la Banca centrale e il fondo di stabilizzazione, un punto emerge chiaro. Vi è un grande deficit di iniziativa politica. Le attuali istituzioni e le attuali politiche comunitarie non sono in grado di reggere l’urto di una crisi internazionale forte come quella attuale. Il rischio, purtroppo evidente, è di scivolare indietro: mettere a rischio non solo la moneta ma decenni di integrazione. Serve un deciso passo in avanti: mettere la enorme forza finanziaria di tutti gli stati membri a garanzia di un processo di stabilizzazione dei flussi finanziari, di risanamento dei conti pubblici, di rilancio progressivo dello sviluppo.