Rivista il mulino

Content Section

Central Section

la nota
La grande confusione
, August 29, 2011

Come vive un normale cittadino italiano il modo in cui il governo in primis e, più generale, il ceto politico (opposizione compresa) affrontano questa crisi, la più grave – è stato detto – dal 1937, che ci spaventa e ci tiene con il fiato sospeso? Dalle lettura dei quotidiani, dall’ascolto di telegiornali e trasmissioni di informazione, la confusione appare regnare sovrana.

Da quando la Bce ha fatto prendere atto al nostro governo che la crisi c’è e rischia di portare l’Italia a fondo, si sono verificate una serie di prese di posizione incredibili: dilettantesche, contraddittorie, fumose. Tutte incentrate sulle tasse, proprio quelle che Berlusconi aveva detto, innumerevoli volte, che non avrebbe toccato ma, anzi, avrebbe ridotto. Si è parlato di tassare di tutto, in un turbinio di proposte e di smentite, all’interno della maggioranza e all’interno dei singoli partiti che la compongono, sempre più frammentati. Tassare: la casa, i beni di lusso, i redditi (90.000 euro…no, 100.000; forse 150.000…; forse niente), il patrimonio, i capitali scudati e adesso l’ultima trovata della Lega, la “tassa sull’evasione”. La confusione raggiunge qui il suo delirio contraddittorio: per tassare i capitali evasi bisogna infatti conoscere la base imponibile, ma se c’è stata evasione per definizione questa è sconosciuta; se, al contrario, le somme occultate sono note e dimostrabili, perché non le si è “tassate” prima ?

Questa ridda di voci non solo genera sconcerto e mostra l’estrema debolezza ed impreparazione della classe politica, ma amplifica enormemente la paura e l’angoscia per il futuro,

Un Paese senza memoria civile
, August 15, 2011

Ogni nazione ha non solo i suoi luoghi della memoria ma anche le sue date simbolo, i momenti nei quali si ricordano gli eventi che hanno marcato la vita del Paese. Impossibile pensare alla Francia senza ricordare il 14 luglio, data evocativa della Rivoluzione, oppure agli Stati Uniti dimenticando il giorno del Ringraziamento. Una comunità che si raccoglie e si riconosce unanimemente in quei momenti esprime una forte coesione nazionale. Anche grazie all’enfasi posta in quelle occasioni francesi e americani “sanno” perché stanno insieme, sanno da quali rami discendono. Sanno anche che cosa li ha divisi nel corso del tempo (le lotte politiche nei cambi di regime tra francesi, la guerra civile e la questione razziale tra gli americani), ma fanno prevalere gli elementi di unità e di continuità. E per rinsaldare questo sentimento di appartenenza comune servono le celebrazioni solenni dei momenti alti della propria storia.

Il nostro Paese è giovane, è un “late comer” in rapporto agli altri, e proprio per questo dovrebbe aver grande cura degli aspetti simbolici legati alla sua breve storia nazionale. L’allucinante dibattito sull’opportunità o meno di celebrare il centocinquantesimo anno dell’unità con una festività ha invece dimostrato il contrario. Poi, invece e per fortuna, le celebrazioni, anche al di là della ricorrenza del 17 di marzo, sono state ben più calde e partecipate di quanto non temessero tanti visi pallidi. E’ emerso un desiderio di identificazione di proporzioni inaspettate, che ha trovato mille rivoli di espressione, senza peraltro incontrare un interprete privilegiato.

Senza vacanze
, August 8, 2011

Questa estate non sarà una estate tranquilla e serena per chi ha a cuore le sorti del nostro Paese e quelle del mondo intero. Basterebbe ricordare le carestie che stanno drammaticamente colpendo intere popolazioni dell’Africa troppo trascurate dai media e dalle tv, anche quella di Stato, che non è più da tempo servizio pubblico. Oppure i massacri che stanno avvenendo in Siria, relegati in pagine interne e con scarso rilievo nei giornali e telegiornali nazionali. O, ancora, quanto sta accadendo sulle nostre coste, dove gli sbarchi degli immigrati continuano a rendere evidente, anche con morti, più o meno giovani, nascosti nelle stive di imbarcazioni persino inadatte a galleggiare, il dramma di intere popolazioni e di umanità disperate.

Se la parte povera del mondo è in difficoltà, anche quella ricca, a partire da chi da tempo ne detiene la leadership, gli Stati Uniti, sta dando segni crescenti di debolezza.

Nel nostro Paese la consapevolezza sembra ancora scarsa, relativamente alla gravità dei problemi, nati da una preoccupante congiunzione di crisi economica, perdita di credibilità politico-istituzionale e vero e proprio malaffare. Torna alla mente il 1991-92 con l’ultimo governo Andreotti (insediatosi il 12 aprile 1991, si dimise il 24 aprile 1992) incapace di ogni iniziativa a fronte di un debito pubblico che viaggiava verso il 110% del Pil ed uno spread tra Bund tedesco e Btp decennale prossimo ai 500 punti base. Nacque allora anche Tangentopoli.

L’atteso discorso del premier Berlusconi di mercoledì 3 agosto, dopo un lungo periodo di assenza e silenzio, avrebbe dovuto e potuto portare segnali di fiducia e soprattutto azioni concrete a sostengo della necessaria inversione di rotta. Ma è vero che la sfiducia di fatto di Berlusconi nei confronti del suo ministro del tesoro Tremonti ha accresciuto la sfiducia dei mercati finanziari internazionali sulla capacità del governo di affrontare la crisi.

Chi ci chiederà scusa?
, August 1, 2011

«Stavolta l’ho fatta un po’ fuori dal vaso», ha concesso Mario Borghezio, con tutto l’esprit de finesse che gli è riuscito di mettere insieme. Quel che ha combinato è noto: poco dopo la strage sull’isola di Utoya, ha dichiarato che le “posizioni”  di Anders Behring Breivik «sono sicuramente condivisibili», a partire dall'«accusa esplicita all’Europa di essersi già arresa prima di combattere». A quale nemico si riferisca il parlamentare europeo della Lega Nord è questione inequivoca: agli “islamisti” attentatori della vera fede, e già che ci sono anche della purezza etnica di un continente.

Insomma, ha spiegato il paladino della civiltà occidentale, ha ragione Breivik a pretendere la «difesa dell’Europa cristiana». È vero, precisa, che le sue sono «posizioni antipapiste che io ovviamente non condivido». Ma un po’ di tolleranza non guasta, se si tratta di servire la religione dell’amore. Lo stesso amore, per intenderci, con cui a Torino nel 2000 l’allora deputato leghista al Parlamento italiano incendiò i pagliericci di alcuni esseri umani colpevoli di essere poveri e stranieri (gesto di carità per il quale, insensibile ai valori evangelici, la Cassazione nel 2005 lo condannò in via definitiva a due mesi e venti giorni di galera). In ogni caso, papisti o meno, questo è il dovere sacro e santo dei bravi europei timorati di Dio, e della superiorità bianca: contrapporre all’invasione dei seguaci di Maometto una «forte risposta cristiana anche in termini di crociata».

In fondo, ha spiegato il membro della Commissione parlamentare europea per i diritti civili, sono le stesse cose sostenute da Oriana Fallaci. Come dargli torto? Basta leggersi davvero La rabbia e l’orgoglio per convincersene. Le “posizioni” che entusiasmano il nostro defensor fidei trovano conforto in  quello scritto del 2001, e nel silenzio con cui politici, giornalisti, intellettuali e preti di fatto lo legittimarono.

L’Italia e il declino dell’Occidente
, July 25, 2011

Hanno qualcosa in comune gli attacchi speculativi ai Paesi deboli dell’area euro e lo scandalo Murdoch? Forse sì; forse entrambi sono manifestazioni di un unico processo, che molti chiamano declino dell’Occidente. Il declino della cultura occidentale è iniziato negli anni Ottanta, quando l’economia ha cominciato a lasciare il posto alla finanza: alla produzione di soldi per mezzo di soldi. Gli imprenditori occidentali hanno cioè smesso di produrre beni durevoli e cominciato a speculare in borsa: investimento che, a breve termine, è sembrato molto più redditizio.

È apparso allora il Casinokapitalismus, che ha arricchito poche persone producendo invece, per tutti gli altri, fallimenti su fallimenti: l’ultimo dei quali con la grande crisi dei mercati immobiliari. In compenso, il capitalismo finanziario è riuscito a cambiare i nostri valori: non più progresso, lavoro, produzione, ma rapido arricchimento, consumo e, per dimenticarsi più facilmente del futuro, tanto intrattenimento. Gli imperi mediatici di tycoon della comunicazione come Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi, così, hanno finito per soppiantare le grandi corporation industriali anche come punti di riferimento della politica.

In questo scorcio d’estate, alcuni di questi nodi stanno venendo al pettine. La speculazione, dopo i Paesi minori dell’area euro, ha cominciato ad attaccare i Paesi maggiori. Ora tocca all’Italia, percepita come politicamente allo sbando; e in effetti è vero che ormai si affida, come unica credenziale di serietà, a un tributarista lombardo, il prof. Giulio Tremonti. Ma soprattutto monta ogni giorno di più, nei Paesi anglosassoni, lo scandalo Murdoch: fra arresti e suicidi di collaboratori, dimissioni dei capi di Scotland Yard e gravi imbarazzi per il leader conservatore inglese David Cameron.