Rivista il mulino

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la nota
Che ne sarà del Pdl?
, June 11, 2012

Nell’arco di un anno il monolite Pdl si è disgregato. La caduta del governo Berlusconi (oltre ad aver danneggiato terribilmente le imprese del Cavaliere, tanto per ricordare il rapporto tra la sua discesa in campo e i suoi interessi personali) e la sua sostituzione con un governo “moderato” (e per bene) ha trascinato il partito in uno stato di depressione profonda. All’interno del Pdl nessuno sa più bene che cosa fare. Le innumerevoli fondazioni e associazioni facenti capo ai vari leader  – ultima quella presentata dal presidente della regione Lazio, Renata Polverini – proliferano proprio per prepararsi a un “liberi tutti” generalizzato. Ma, come per la Grecia, bisognerà vedere se il default del Pdl sarà “gestito” – da Berlusconi inevitabilmente – oppure porterà all’implosione più incontrollabile. L’ultima mossa ufficiale  presentata e approvata nella prima direzione della storia del Pdl (e a fortiori di Forza Italia), in cui si è discusso e ci si è confrontati, punta all’organizzazione di primarie per la scelta del leader. Una rivoluzione copernicana per il partito più verticistico di tutti. Un segnale anche di grande difficoltà o, meglio, di confusione.

Laddove si predicava la virtù del capo e della leadership, si deve “ritornare al popolo”… Meglio tardi che mai. Il problema è che tutto questo nasce e si sviluppa mentre sono ancora in corso i congressi provinciali del Pdl in vista del fantomatico congresso nazionale. Vale a dire: nel momento in cui, finalmente, il partito selezionava la sua classe dirigente locale con modalità democratiche, bottom-up, e definiva i rapporti di forza interni tra le vari correnti – informali o esplicite che siano – arriva la proposta delle primarie che, inevitabilmente, devitalizza il processo di delega interno e marginalizza i quadri e i dirigenti locali. In altri termini, l’adozione di primarie rispecchia l’imprinting originale del partito che concentra sulla leadership tutta l’attenzione. D’altro lato va però detto che, in effetti, senza Berlusconi in campo le primarie sono aperte a ogni risultato e risultano destinate ad accendere la competizione interna.

Là dove osano i “grillini”
, June 4, 2012

Adesso che il Movimento 5 Stelle è risultato il vero vincitore delle elezioni amministrative, presentando liste in più di cento comuni, raccogliendo in molte città percentuali a due cifre, che lo conducono ad essere la terza (se non addirittura la seconda) forza politica del Paese, tra i “vecchi” partiti serpeggia la paura. Non si può dare loro torto perché Beppe Grillo, a differenza della Lega, con cui molti osservatori l’hanno paragonato, è riuscito in breve tempo, con costi modestissimi, e senza il radicamento territoriale di cui la Lega disponeva quando si è presentata la prima volta alle elezioni, a mettere insieme un considerevole numero di persone, giovani soprattutto e giovanissimi, nuovi all’impegno politico, ma fortemente motivati a far sentire la propria voce sulla scena pubblica.

È venuto dunque il momento di mettere da parte atteggiamenti di alterigia – birignao vari, e formule vagamente esorcistiche – per cominciare a comprendere, senza sottovalutarlo né rincorrerlo acriticamente, questo fenomeno. E la prima cosa da fare è proprio questa: non chiamarli più “grillini”, o almeno mettere il termine tra virgolette, i cosiddetti “grillini”, dal nome del fondatore del movimento. Grillo, infatti, è considerato dai militanti (e lui stesso dice di considerarsi tale) più un megafono che un capo. E su questo c’è da dargli credito fino a prova contraria, in quanto non esiste apparato centralistico, anzi non esiste apparato tout court che possa influenzare la scelta dei candidati e le decisioni degli eletti sul territorio.

Siamo tutti greci
, May 28, 2012

Ormai si discute della possibile uscita della Grecia dall’euro, e forse dall’Europa, come di una normale possibilità. Nulla di normale, invece. Sarebbe un evento gravissimo, che porterebbe con sé rischi immensi. Non solo per i greci, condannati con tutta probabilità a un drastico impoverimento e a una forte incertezza politica e sociale. Ma anche per l’Italia e per tutta l’Europa. Per almeno tre motivi.

Il primo, e più importante, di natura politica. Negli ultimi decenni la costruzione europea ha incluso Paesi molto diversi; ha accompagnato la loro trasformazione – a partire dalle dittature mediterranee e dal comunismo dell’Est – in democrazie;

Sacchetti di sabbia
, May 22, 2012

I giornali riportano i risultati dei ballottaggi e quelli complessivi delle elezioni amministrative, insieme ai primi commenti dei politici e degli esperti - anche se bisognerà attendere le analisi dell’Istituto Cattaneo per una valutazione più approfondita. Chi si collega a questo sito si sarà pertanto fatto una sua idea e non è necessario entrare nel dettaglio; vorrei solo ricordare due cose ovvie che tuttavia è opportuno tenere a mente quando si cercano di identificare le tendenze di un prossimo futuro: una generale e l’altra relativa a queste elezioni. La prima è che non è facile separare circostanze locali da influenze profonde e che possono permanere anche nelle prossime elezioni politiche; la seconda è l’enorme astensionismo, che lascia la possibilità di notevoli sorprese qualora, in elezioni politiche più motivanti, gli astenuti tornassero a votare. Ricordato ciò, va detto che i tre risultati evidenti sono il crollo dei partiti di centrodestra che ci hanno governato fino al novembre scorso, Pdl e Lega; il successo del Pd e delle coalizioni che ha costruito; l’emersione di un nuovo soggetto politico, il Movimento 5 stelle, cui già sull'ultimo numero del "Mulino" Federico Fornaro aveva dedicato un'analisi approfondita e su cui torna ora in queste pagine online.

Se io fossi in Bersani non sbandiererei però con tanta soddisfazione il grafico a istogrammi che mostra come sia cambiata a favore del centrosinistra la distribuzione dei governi locali, cosa che assomiglia molto a una reazione di sollievo per lo scampato pericolo. 

O Beppe o dittatura
, May 14, 2012

«O Nikos o Beppe », sentenzia dal suo blog Giuseppe Grillo, detto Beppe. Quel che intende è da un lato semplice, dall’altro preoccupante: a salvare la vita (ma lui usa un’altra espressione, più fescennina) della democrazia, e per paradosso della partitocrazia, può provvedere solo il Movimento 5 stelle. Quando la (cosiddetta) Seconda Repubblica sarà giunta al capolinea, spiega, o il vuoto in cui è precipitata la politica sarà stato riempito da «un movimento di popolo che ha deciso di tirarsi su le maniche e occuparsi della cosa pubblica», o sarà invece riempito da movimenti neofascisti come quello francese di Marine Le Pen, o ultranazionalisti come Fidesz, dell’ungherese Viktor Orban, o nazisti come quello greco di Alba dorata, capeggiato dal Nikos (Michaloliakos) di cui lui sarebbe l’alternativa. Insomma, o Beppe o dittatura.

Resistiamo alla curiosità, e non indaghiamo troppo sulla circostanza singolare che nell’elenco funesto non ci sia la Lega Nord, il solo movimento di massa italiano che si possa ricondurre all’estrema destra del tipo Blut und Boden, sangue e suolo. Forse il silenzio dipende dal fatto che, fra un Trota e l’altro, il partito degli etnisti nostrani si sta dissolvendo. O forse la questione è più tattica, come suggerisce anche la presa di posizione di Grillo contro lo ius soli e contro la cittadinanza per i figli degli immigrati che siano nati in Italia. Insomma, quelli leghisti sono voti in gran parte in attesa di collocazione. Può convenire essere delicati, e non urtare sensibilità doloranti.