Rivista il mulino

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la nota
Ripartire da Taranto
, December 3, 2012

Quella dell’Ilva di Taranto è una storia italiana. Ha tanti degli ingredienti che ritroviamo nello sviluppo del nostro Paese, nel bene e nel male. Ma è anche una cartina al tornasole: per verificare se e quanto avremo la capacità di disegnare, un po’ alla volta, uno sviluppo diverso.

L’Ilva è un pezzo importante del nostro sistema manifatturiero. Ha una dimensione rilevantissima sull’economia locale, ma anche un ruolo decisivo a scala nazionale: per le forniture alle industrie a valle, per il saldo della nostra bilancia commerciale. È frutto della storia, per molti versi positiva, della nostra grande rincorsa industriale: dal Piano Sinigaglia alla siderurgia pubblica, al grande costante aumento della produzione negli anni del boom fino alla storica decisione di creare il Quarto Centro Siderurgico a Taranto e poi di raddoppiarlo. Nonostante tutte le difficoltà del quadro internazionale (fra nuovi produttori e nuovi materiali) e la crisi irreversibile dell’impresa pubblica, uno stabilimento che è rimasto competitivo, efficiente.

Allo stesso tempo, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’Ilva ha un impatto devastante sull’ambiente, moltiplicato dalle enormi dimensioni dello stabilimento. Ha condizionato negativamente tutta l’area di Taranto, con un inquinamento persistente e rilevante. Ha avuto effetti drammatici sulla salute dei lavoratori e dei cittadini.

Un punto a favore della bella politica. Ma è solo l'inizio
Le primarie, un partito e la destra che non c'è
, November 26, 2012

Alle otto meno dieci c’è ancora gente e in molti seggi si vota ben oltre l’orario di chiusura. Ma chi ha già votato dice di non avere fatto grandi file. Dopo tante parole, e critiche, e rimbrotti, alla fine tutti sono costretti a riconoscerlo: queste primarie ci volevano proprio. Sono state uno straordinario successo: a livello nazionale sono state le prime, vere primarie. Esse danno fiato a chi corre ogni giorno convinto che la strada da percorrere debba essere, più che mai, politica. Gettano un po’ di luce, quanto basta, per rendere visibili nuovi progetti possibili di vita comune e condivisa, in un Paese troppo a lungo vissuto di disprezzo e rancore tra le parti. Smuovono, soprattutto, un bel pezzo di quella politica considerata (spesso non a torto e indipendentemente dall’anagrafe) vecchia e imbalsamata, rimettendola in carreggiata nei confronti di quella che troppo a lungo è stata considerata (quasi sempre sbagliando) anti-politica. Ecco il dato più rilevante. Indipendentemente dai risultati – ce ne occuperemo come di consueto a breve alla voce “Questioni primarie” – gli oltre tre milioni di elettori che, nonostante i temuti piccoli disagi, si sono recati al voto per indicare il loro preferito tra i “fantastici cinque” hanno dato un aiuto grande e concreto per riequilibrare la bilancia a favore della politica.

Il sesto continente
, November 19, 2012

Se siamo convinti che i continenti siano ancora cinque, come ci hanno insegnato a scuola, sbagliamo. Perché da qualche anno se ne è aggiunto uno nuovo, che galleggia sotto forma di due enormi isole in mezzo al Pacifico. Grande come il Canada, è fatto solo di immondizia,

L'Italia d'Ancien régime
, November 12, 2012

L’Italia è un Paese “moderno”? Potrebbe sembrare una domanda assurda, ma non lo è. Non intendo infilarmi in una discussione sul significato di moderno o perdermi nell’analisi di quanto la società italiana sia già “oltre”, in piena “post-modernità”. Mi limito a considerare due aspetti che rendono il sistema sociale italiano “arretrato” in base ai parametri che caratterizzano la maggior parte dei Paesi sviluppati dell’occidente europeo.

Almeno due tratti che caratterizzavano l’“Antico regime”, uno sociale e uno culturale, sono rinvenibili nell’Italia odierna. Si tratta dei rapporti sociali contraddistinti da situazioni di privilegio e da disuguaglianze profonde di tipo ereditario, e una cultura diffusa  non scientifica od ostile, in molti settori, alla penetrazione di idee scientifiche.

L’Italia, che non ha avuto né la Rivoluzione né la Riforma, nel XXI secolo presenta divisioni e blocchi sociali d’Ancien régime. Esagerato? Può essere. Provocatorio? Certamente.

Un intollerabile rumore
, November 5, 2012

Sembra frivolo dedicare questo commento a un problema italiano, quando martedì ci saranno le elezioni del presidente degli Stati Uniti e questa scelta avrà ripercussioni formidabili sul resto del mondo: quante volte, con ironia amara, abbiamo osservato che se a una decisione pubblica dovessero contribuire tutti coloro che ne saranno influenzati - non è questa la democrazia? - tutto il mondo dovrebbe essere invitato oggi alla scelta tra Barak Obama e Mitt Romney! Nel numero 5/12 del “Mulino”, ora il libreria, abbiamo però dedicato una ricca sezione alle elezioni americane e personalmente, come economista, non ho nulla da aggiungere a quanto scrive Moreno Bertoldi. Se non questo, forse: chi predica la scomparsa o l’irrilevanza, oggi, delle categorie di destra e sinistra, vada a leggersi i programmi dei due candidati.

La permanenza e la rilevanza di queste categorie si nota assai meno in Italia. Non perché manchino forti rumori a destra e a sinistra nella campagna elettorale che si sta infuocando.