Rivista il mulino

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la nota
Salire in politica
, January 14, 2013

La politica in Italia oggi non gode di grande reputazione presso i cittadini, in particolare tra i giovani.

Pur essendo cresciuto l’impegno pubblico in molte attività che si stenta a non definire “politiche”, come partecipare a manifestazioni, firmare appelli e petizioni, dar vita ad appassionati dibattiti su internet contro la corruzione e la cosiddetta “casta”, si è passati dalla critica ai partiti a una sorta di ripulsa della politica e dei politici tout court. Aumenta, cioè, la voglia di far sentire la propria voce nella sfera pubblica, senza che ciò si traduca nell’aspirazione a influire sulla ripartizione del potere nell’ambito dello Stato.

La politica viene frequentemente intesa come il mestiere di chi un “vero” mestiere non ha, un’attività strumentale all’acquisizione privata di risorse (denaro, prestigio, potere): in altri termini una scorciatoia per ottenere privilegi per sé e/o per il proprio gruppo di interesse. Sembra essere caduta anche quella distinzione semantica tra “politica partitica” (cattiva) e “politica diffusa”, intesa come scelta quotidiana di trasformazione di sé e della realtà (buona), che aveva caratterizzato il mondo giovanile dopo l’esaurimento dei movimenti di protesta degli anni Settanta.

Il “vivere di politica” che Weber vedeva come un modo di rendere la politica una professione (ma non alternativo a quello di chi, vivendo “per” la politica, serve una causa e dà senso alla propria vita) è oggi sempre più spesso inteso in modo spregiativo, come stile di vita amorale se non immorale, basato sull’incompetenza e sulla sottomissione a vari padroni.

La politica al centro
, January 7, 2013

I sospettosi e i cinici sono prevalenti tra i commentatori di fatti politici – non potrebbe essere altrimenti – e quando ho sentito Mario Monti venerdì scorso affermare da Lilli Gruber che era “salito in campo” non per interesse personale o vocazione profonda, anzi in contrasto con questi sentimenti e nel solo interesse del Paese, sono sicuro che molti di loro avranno pensato alla frase ricamata sui camicioni da notte delle giovani spose tanto tempo fa: “non lo fo per piacer mio, ma per render gloria a Dio”. I sospettosi e i cinici si sbagliano: non c’è ipocrisia e Mario Monti ha confessato quanto effettivamente sente.

Questo è il Mario Monti che conosco, e bene, e da tanto tempo, quello che ho descritto in un articolo sull’ultimo numero di questa rivista: Mario Monti e un governo per l’Italia. Un uomo che ha alcune, ma non tutte le doti e le competenze che Max Weber ascrive al politico per vocazione/professione. Ha la dote che è più rara tra i politici italiani: ha un disegno per l’Italia, un’idea guida delle riforme che possono fare dell’Italia un paese più efficiente, più giusto e, di conseguenza, più rispettato. E ha le competenze tecniche e l’esperienza internazionale che mancano alla gran parte dei nostri politici su come mandare ad effetto quel disegno. Gli manca ciò che è invece più comune trovare tra costoro, una conoscenza dettagliata del nostro sistema politico e una intuizione, radicata nell’esperienza, di ciò che dalla politica è possibile ottenere per un programma di trasformazione del nostro Paese.

Equità ed efficienza
, December 31, 2012

A qualche giorno dalla sua diffusione, il documento programmatico che ormai tutti si sono rassegnati a chiamare «agenda Monti» non ha suscitato un entusiasmo paragonabile all’attesa che c’era nelle settimane precedenti. La pagina, creata appositamente su internet, ha un traffico tutto sommato modesto, di gran lunga inferiore ad altri siti del genere, o a quelli di alcune riviste o gruppi di discussione che si occupano di politica. In parte, la spiegazione di questa freddezza si potrebbe trovare, forse, nello stile del documento: una serie di proposte generali, alcune delle quali largamente condivisibili, che non sono tenute insieme da una visione politica complessiva, da una chiara idea sul futuro del Paese. Probabilmente, la prima iniziativa del Monti politico subisce anche le conseguenze del modo in cui il presidente del Consiglio dimissionario ha presentato il proprio profilo nel corso dell’anno che si conclude oggi. L’aver sottolineato continuamente il proprio essere altro rispetto ai partiti, da cui però dipendeva per l’approvazione dei provvedimenti in Parlamento, l’uso frequente di metafore – «la medicina è amara, ma serve per curare il Paese» – studiate per suggerire un agire dettato dalla necessità e da un sapere scientifico, e non da riconoscibili opzioni di principio, non era fatto per far presa sull’immaginario del pubblico.

In fin dei conti, un malato non sceglie come leader il proprio medico. Semmai lo ascolta, ne accetta i consigli, ne rispetta le prescrizioni con diligenza e un pizzico di rassegnazione, ma tutto ciò avviene in vista di uno scopo preciso: la guarigione. Conseguita la quale, non vede l’ora di riprendere a vivere serenamente lasciandosi alle spalle il medico e il ricordo del malanno. Per trasformarsi da medico al capezzale del malato a leader politico Monti avrebbe bisogno di qualcosa di più evocativo e motivante di un’agenda,

Incertezze italiane
, December 24, 2012

Nella situazione incerta che vive l’Italia in questa fine d’anno, c’è tuttavia una certezza: l’anno prossimo sarà quello di una nuova e forse profonda ricomposizione politica. Sono almeno tre le grandi novità che si prefigurano attualmente e che dovranno essere confermate.

Da una parte, l’indebolimento e la destabilizzazione dei partiti politici si accentuano. La Lega Nord cerca di uscire dalla sua crisi appoggiandosi a Roberto Maroni. Il Pdl è sul punto di scoppiare e il suo fondatore si ingegna in tutti i modi per rilanciarsi. Il centro tenta di mettersi in assetto da battaglia, ma è minato da profonde rivalità personali, che rischiano di esacerbarsi dopo la decisione di Mario Monti di non entrare direttamente in politica. Le formazioni del centrosinistra e della sinistra sembrano, per il momento, un po’ più solide, ma nulla assicura che non conosceranno profonde scosse durante, e soprattutto dopo, la campagna elettorale. Antonio Di Pietro non controlla più l’Italia dei valori e il Movimento Cinque Stelle, che pretendeva di incarnare il nuovo, si rivela gestito con vecchi metodi stalinisti.

D’altra parte, il sistema delle alleanze esplode. Nel 2008, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi avevano cercato di forgiare un bipartitismo. Ma si era ben presto rivelato infattibile e si era trasformato in una sorta di quadriglia bipolare con, da un lato, il Pd affiancato da l’Idv e, dall’altro, il Pdl associato alla Lega Nord: oggi, questo dispositivo implode e si frammenta al punto che l’Italia entra in una fase elettorale senza sapere, per il momento, quali saranno gli accordi tra i partiti.

Mario Monti e il dopo Monti
, December 17, 2012

Come tutti coloro che accedono ai piani alti della politica, e massimamente quando entrano nelle stanze del potere, anche il professor Mario Monti sembra essere tentato dal dismettere i panni del “tecnico” per calarsi in quelli del politico tout court. Vedremo tra pochi giorni quali saranno le sue intenzioni. Nel frattempo è chiaro che ogni sua decisione, in senso o nell’altro, influirà in maniera determinante sulle dinamiche elettorali e del sistema partitico.

Il primo effetto di una partecipazione diretta, con una propria lista (operazione peraltro tecnicamente difficile nei tempi ristretti di questa campagna elettorale per via della raccolta firme, formazione delle liste, organizzazione e promozione delle iniziative ecc.), sarebbe quello di frammentare ulteriormente il panorama del centro e forse anche della destra. Una lista autonoma guidata  da Monti in prima persona avrebbe al suo fianco una lista “Terzo Polo” e alla sua destra il PdL, la Lega e probabilmente gli ex-An, oltre a qualche altro cespuglio. Il centro e la destra sono, tutti i partiti  compresi, elettoralmente equivalenti al blocco di sinistra classica Pd-Sel-Socialisti. Ma non sono coalizzabili gli uni con gli altri ( a parte Terzo polo e lista Monti, ovviamente). La Lega non vuole sentire parlare del professore e lo stesso vale all’interno di buona parte del PdL, tant’è che non solo gli ex-An sono pronti a partire ma anche altre anime inquiete si muovono verso una direzione autonoma (Crosetto e Meloni). L’ostilità a Monti alberga tra l’elettorato pidiellino più ancora che tra la classe dirigente. Dopo aver nutrito per lustri i propri elettori di umori anti-europei, anti-establishment e anti-tasse ora è difficile farli convergere verso chi rappresenta l’antitesi di tutto ciò. Spezzoni del ceto dirigente pidielino possono sì cercare riparo sotto l’ombrello montiano ma non ciò porterà loro molti consensi. E se c’è chi immagina una qualche forma di intesa tra Berlusconi e Monti vuol dire che è rimasto prigioniero del castello incantato di Arcore. La frammentazione del centro e della destra consente quindi all’alleanza progressista un vantaggio strategico.