Rivista il mulino

Content Section

Central Section

la nota
Il sesto continente
, November 19, 2012

Se siamo convinti che i continenti siano ancora cinque, come ci hanno insegnato a scuola, sbagliamo. Perché da qualche anno se ne è aggiunto uno nuovo, che galleggia sotto forma di due enormi isole in mezzo al Pacifico. Grande come il Canada, è fatto solo di immondizia, ed è diventato il simbolo del “troppo pieno” che hanno raggiunto nella cosiddetta civiltà del benessere gli stili di vita dell’Occidente, almeno di quella che è, o è stata, la sua parte più grassa e opulenta. Daniel Pennac ci ha costruito sopra uno spettacolo teatrale, in scena in questi giorni. Anche al “sesto continente” conviene pensare nel gesto quotidiano del “buttare via”. All’idea di meno rifiuti (e anzi, idealmente, di “rifiuti zero”), ben chiarita in apposite direttive della Commissione europea, fanno riferimento tutte le iniziative pubbliche per la Settimana europea di riduzione dei rifiuti.

Pur senza invocare gli ideali di decrescita alla Latouche che respingono il modello di consumo su cui, pigramente, ci siamo adagiati, adottando stili di vita più consapevoli ognuno di noi può dare il proprio contributo. Dopo il grande scandalo di Napoli e della Campania,

L'Italia d'Ancien régime
, November 12, 2012

L’Italia è un Paese “moderno”? Potrebbe sembrare una domanda assurda, ma non lo è. Non intendo infilarmi in una discussione sul significato di moderno o perdermi nell’analisi di quanto la società italiana sia già “oltre”, in piena “post-modernità”. Mi limito a considerare due aspetti che rendono il sistema sociale italiano “arretrato” in base ai parametri che caratterizzano la maggior parte dei Paesi sviluppati dell’occidente europeo.

Almeno due tratti che caratterizzavano l’“Antico regime”, uno sociale e uno culturale, sono rinvenibili nell’Italia odierna. Si tratta dei rapporti sociali contraddistinti da situazioni di privilegio e da disuguaglianze profonde di tipo ereditario, e una cultura diffusa  non scientifica od ostile, in molti settori, alla penetrazione di idee scientifiche.

L’Italia, che non ha avuto né la Rivoluzione né la Riforma, nel XXI secolo presenta divisioni e blocchi sociali d’Ancien régime. Esagerato? Può essere. Provocatorio? Certamente.

Un intollerabile rumore
, November 5, 2012

Sembra frivolo dedicare questo commento a un problema italiano, quando martedì ci saranno le elezioni del presidente degli Stati Uniti e questa scelta avrà ripercussioni formidabili sul resto del mondo: quante volte, con ironia amara, abbiamo osservato che se a una decisione pubblica dovessero contribuire tutti coloro che ne saranno influenzati - non è questa la democrazia? - tutto il mondo dovrebbe essere invitato oggi alla scelta tra Barak Obama e Mitt Romney! Nel numero 5/12 del “Mulino”, ora il libreria, abbiamo però dedicato una ricca sezione alle elezioni americane e personalmente, come economista, non ho nulla da aggiungere a quanto scrive Moreno Bertoldi. Se non questo, forse: chi predica la scomparsa o l’irrilevanza, oggi, delle categorie di destra e sinistra, vada a leggersi i programmi dei due candidati.

La permanenza e la rilevanza di queste categorie si nota assai meno in Italia. Non perché manchino forti rumori a destra e a sinistra nella campagna elettorale che si sta infuocando.

Europa, la grande Repubblica
, October 29, 2012

«It is the duty of a patriot to prefer and promote the exclusive interest and glory of his native country: but a philosopher may be permitted to enlarge his views, and to consider Europe as one great republic, whose various inhabitants have attained almost the same level of politeness and cultivation». Le parole che abbiamo appena letto sono tratte dalle ultime pagine del terzo volume di The History of the Decline and Fall of the Roman Empire di Edward Gibbon, pubblicato nel 1781. Oggi ciò che più ci colpisce nel leggerle è probabilmente la caratterizzazione dell’Europa come una “grande Repubblica”. Siamo a pochi anni dallo scoppio della rivoluzione francese, che annuncia un secolo, il XIX, che vede l’emergere dei nazionalismi e l’ingresso del continente in una nuova fase di quella lotta per la supremazia tra le maggiori potenze destinata a durare fino al XX secolo. Eppure lo storico inglese coglie già, nella realtà economica e sociale dei Paesi europei, quella sostanziale uniformità di condizioni di vita, di istituzioni e di cultura che trova la propria – imperfetta – espressione nell’esperimento dell’Unione europea. A ben vedere, la preveggenza di Gibbon non dovrebbe sorprenderci.

Ma che c'entra Pietro Micca?
, October 22, 2012

Mentre in Francia continua il percorso accidentato della legge 16 dicembre 2010 di “réforme des collectivités territoriales”, da noi l’algida discussione sulla razionalizzazione si carica di un’esplicita vena polemica, di contestazione del ceto politico, considerato in genere rapace, costoso e inadeguato. Il “Parlamento dei nominati”, del resto, non ha saputo dare risposte chiare all’opinione pubblica e non v’è dubbio che, anche per comprensibili ragioni di opportunità e di fattibilità immediata, il governo abbia deciso d’incidere sul livello meno forte sotto il profilo politico e meno a diretto contatto con i cittadini, quello provinciale. Un palazzo in cui, nella vita, è possibile non si debba mai mettere piede e dei cui servizi si ha in genere un’idea piuttosto vaga. Astraendo dai risparmi effettivi, si è individuato l’anello debole della catena delle cariche pubbliche, e si è partiti da lì.

Le reazioni sono state d’incredulità e sgomento. Fino agli ultimi giorni di luglio, quasi nessuno immaginava che si sarebbe dovuto metter mano con rapidità ai confini provinciali. Era qualcosa di inaudito e d’incredibile che avrebbe dovuto richiedere – così parlavano i saggi – adeguata ponderazione. Poi, lo spread e la situazione internazionale hanno offerto a Monti l’occasione per forzare i tempi.