Rivista il mulino

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la nota
A un anno dalla elezione, Trump non sa ancora distinguere politica e puro esercizio di potere
The disrupter
, October 30, 2017

A pensare male qualche volta ci si azzecca, diceva qualcuno. Forse Trump, annunciando il rispetto della scadenza del 26 ottobre 2017 per la messa a disposizione dei documenti desecretati concernenti l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, sperava di distrarre l’opinione pubblica americana con il ghiotto boccone di uno dei misteri più discussi della storia americana. In nome della trasparenza, infatti, ha autorizzato la pubblicazione di circa 2.800 documenti, in ottemperanza a una legge approvata nel 1992, durante la presidenza di George H.W. Bush, dopo il clamore seguito al film di Oliver Stone, JFK. Come è noto, il film ventilava la tesi secondo la quale l’assassinio del presidente diventato una vera e propria icona nel Novecento fosse il frutto di una vasta cospirazione che coinvolgeva la Cia, l’Fbi e le forze armate.

In realtà, il desiderio di Trump di «togliere il velo», come ha dichiarato, si è dovuto piegare alle esigenze di sicurezza nazionale. «Non ho scelta», ha continuato Trump, il re delle teorie cospirative più fantasiose – dalla nascita kenyota di Obama alle accuse all’ex presidente di aver messo microspie alla Trump Tower, dall’appoggio dato a chi mette in relazione l’uso di vaccini con l’autismo fino a insinuare il dubbio che il giudice della Corte suprema Anthony Scalia non sia deceduto per morte naturale, e così via. I documenti disponibili sul sito dei National Archives per il momento non sembrano però introdurre novità significative. Nuovi dettagli e particolari dovranno essere vagliati dall’indagine storiografica e opportunamente contestualizzati. Certo è che la decisione di Trump di accettare le richieste della Cia e dell'Fbi di rimandare, almeno per il momento, di sei mesi la pubblicazione di altri 300 documenti dà ulteriore alimento a chi si nutre di teorie cospirazioniste e paventa il complotto a scapito del popolo e del suo diritto a conoscere la verità.

Un salto nel buio
, October 23, 2017

Ieri lombardi e veneti hanno votato formalmente sul trasferimento di competenze dallo Stato alle loro Regioni, ma sostanzialmente sui soldi; è stato loro chiesto: volete voi sostenere l’iniziativa politica per mantenere nelle nostre regioni un po’ più di gettito fiscale, togliendolo agli altri italiani?

La risposta è stata differente nelle due regioni. In Lombardia si è registrata una partecipazione al voto relativamente modesta (e ancor più modesta nelle città, e in particolare a Milano), considerando l’attrattività del quesito e l’assenza di uno schieramento contrario. In Veneto, invece, il “sì” ha raccolto il sostegno esplicito della maggioranza degli aventi diritto al voto.

Formalmente e giuridicamente nulla cambia. In teoria, si dovrebbe avviare un dialogo (peraltro già possibile prima, e avviato senza referendum dall’Emilia-Romagna) fra Stato e Regioni per un ridisegno delle rispettive competenze. Ridisegno interessante, nient’affatto ovvio; come ricordava da ultimo ieri Romano Prodi, il quadro potrebbe essere rivisto con un più attento bilanciamento tema per tema, anche rafforzando competenze e raccordi centrali laddove necessario.

Ma non è di questo che si parla e si parlerà. Smentendo i tantissimi che hanno preso sottogamba la scadenza referendaria, il tema del riparto delle risorse fiscali fra Regioni e cittadini potrebbe segnare a lungo e profondamente il dibattito politico nel Paese.

Una sacher amara
, October 16, 2017

Poteva andare peggio. Poteva piovere. Così, parafrasando Mel Brooks, si potrebbe commentare il risultato uscito dalle urne per il rinnovo del Parlamento autriaco. Perché rispetto alla vigilia (e al primo exitpoll) i socialdemocratici di Christian Kern sono andati meglio, tenendo la posizione e conquistando la seconda piazza, dietro alla Övp guidata dal trentunenne Sebastian Kurz - il leader popolare dalle idee assai poco moderate, prossimo cancelliere austriaco - ma davanti all’ultradestra di Heinz-Christian Strache (26% dei consensi, più 5% rispetto alle precedenti elezioni).

L’Austria, che dopo vari tentativi aveva eletto presidente il professore verde ed europeista Van der Bellen, ieri ha premiato la destra (e punito duramente i Verdi, che rischiano di restare fuori dal Parlamento, ma manca ancora lo spoglio del voto postale e i dati non possono essere considerati definitivi). Le posizioni prese dal futuro cancelliere durante la campagna elettorale gli hanno garantito popolarità e consensi; ma si tratta di posizioni dichiaratamente di destra, che in gran parte condivide con il Partito delle libertà di Strache. L’uno e l’altro sfiorano il 60% dei consensi. Laddove non era riuscito il candidato xenofobo che aveva tentato di conquistare la presidenza della Repubblica austriaca il dicembre scorso (si votò la stessa domenica del referendum costituzionale italiano), Norbert Hofer, sono riusciti Strache e Kurz. Gran parte dei sei milioni e mezzo di austriaci che ieri si sono espressi hanno detto chiaramente di condividere politiche anti-immigrazione, in buona parte anche anti-europeiste

Democrazia e delegittimazione
, October 9, 2017

La vicenda catalana, dall’esito ancora incerto, non pone soltanto questioni che riguardano la politica interna spagnola. Appare evidente, infatti, che il distacco della Catalogna dalla Spagna avrebbe inevitabilmente conseguenze politiche ed economiche i cui effetti si avvertirebbero in tutta l’Unione europea. Ne stiamo vedendo un’anticipazione in queste ore con le notizie di una fuga, le cui proporzioni reali sono difficili da valutare, da parte di investitori, imprese e piccoli risparmiatori, che cercano di mettere i propri soldi al riparo dall’onda d’urto che potrebbe seguire a una dichiarazione di indipendenza, per quanto dubbia sul piano costituzionale.

L’importanza di quel che sta accadendo in Spagna è anche nel carattere esemplare di una concatenazione di eventi che ci aiuta a riflettere sulla crisi di legittimità delle istituzioni rappresentative che sta investendo, in forme leggermente diverse a seconda dei contesti, tutte le democrazie liberali. Sotto questo profilo si potrebbe parlare di una vera e propria “destabilizzazione democratica” di questi regimi, perché essa avviene attraverso la messa in discussione delle forme e delle procedure tipiche della rappresentanza parlamentare, che vengono scavalcate, erodendone la legittimità, con il ricorso alla volontà popolare espressa in quella che viene percepita come una forma non mediata.

3 ottobre, Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione
La giornata dell’ipocrisia
, October 2, 2017

21 marzo 2016: l’aula di Palazzo Madama approva in via definitiva la proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione: 143 voti favorevoli, 9 contrari e 69 astenuti. La relazione di accompagnamento recita, testualmente, che l’iniziativa «nasce dall’esigenza di preservare il ricordo del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa il 3 ottobre 2013, nel quale morirono 366 migranti».

Quella decisione fu accompagnata dal plauso di molte istituzioni e da tanti soggetti della società civile. L’Unhcr considerò il via libera del Senato «un passo importante per ricordare tutte le vittime dell’immigrazione e una grande opportunità per la scuola italiana per affrontare il tema dell’asilo e dell’integrazione». Save the Children chiese che la cosa si traducesse presto in «accoglienza e gesti concreti […] ancora molto rimane da fare […] il dramma dei migranti continua a perpetrarsi davanti ai nostri occhi, dentro ai confini europei. Non possiamo ignorare le ripetute violazioni dei diritti umani e la chiusura arbitraria delle frontiere, che provocano grande sofferenza e deprivazione per i migranti, e le morti in mare, che rimangono purtroppo una terribile realtà all’ordine del giorno. Solo ponendo fine al susseguirsi di questi tragici eventi con politiche adeguate di accoglienza a livello europeo si coglierebbe davvero il senso più profondo di questa Giornata».

È interessante – o più che altro deprimente – ripensare a tutto questo mentre ci si accinge a ripetere per la seconda volta il rituale del ricordo.