Rivista il mulino

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Il nostro panopticon
, November 4, 2013

Le rivelazioni dei media europei sulle intercettazioni realizzate dall’Agenzia di Sicurezza Nazionale americana (Nsa) continuano a suscitare molta agitazione. Per il fatto che si sono verificate in tempo di pace e tra alleati. Perché dimostrano che anche diversi servizi europei praticano lo spionaggio, e che vi sono accordi di collaborazione tra questi e gli Stati Uniti. Per la facilità con cui queste pratiche possono essere messe in atto (e lo sono). Ma anche a causa dell’ampiezza delle intercettazioni americane, non paragonabile a quelle realizzate da altri Paesi, che non riguardano soltanto i principali leader (si pensi al caso della cancelliera Angela Merkel) ma anche cittadini come tutti noi. Solo per quanto riguarda la Francia, ad esempio, il quotidiano “Le Monde” ha rivelato che in un mese la Nsa ha raccolto 70,3 milioni di dati telefonici francesi! È ormai certo che tutti noi possiamo dare per scontato di essere spiati attraverso il nostro telefono, perfino attraverso le conversazioni più insignificanti.

Questo scandalo di portata mondiale si rivela tanto più grande in quanto la reazione di Washington oscilla tra denigrazione pura e altezzosa indifferenza. La vicenda, infatti, sta dimostrando come il cinismo americano caratterizza ormai tanto l’ambito economico quanto quello diplomatico. E illustra altrettanto bene i rischi derivanti dai progressi della tecnica. In nome della lotta alla minaccia terrorista, che certo non si intende negare, le nostre democrazie restringono le libertà: ma solo una parte della popolazione, quella che cerca sicurezza e ordine, approva tali disposizioni. Il segreto, di rigore in questi casi, porta a pratiche illegali, fuori controllo e moralmente riprovevoli.

A proposito di un anniversario importante: i cinquant’anni del primo governo Moro
Senza riforme
, October 28, 2013

Ripensando ai cinquant’anni che ci separano dal primo governo di centro-sinistra non c’è proprio nulla che possa accomunare quella “storia” con la situazione attuale. Non solo i contesti economici, sociali e culturali sono incomparabili, sia per la maggiore ricchezza di cui oggi godiamo nonostante la crisi, sia per una società civile molto meno irreggimentata e molto più articolata e diversificata, sia infine per un livello di istruzione e acculturazione inimmaginabile all’epoca. Anche la politica che si trova ad anni luce da quella esperienza. Allora vi erano due grandi ideologie con le rispettive chiese politiche che si confrontavano: quella cattolica da un lato e quella marxista dall’altro. Ora le espressioni politiche di quelle ideologie si sono estinte in quanto si sono isterilite le stesse fonti di ispirazione. Non esiste più una visione marxista della realtà e una sua traduzione politica; la visione cristiana, in politica, è diventata una opzione à la carte, interpretabile da chiunque (basti ricordare la manifestazione a favore della famiglia promossa dal centro-destra a cui parteciparono i quattro leader di quella coalizione, tutti divorziati: una contraddizione non di poco conto e soprattutto inconcepibile nei primi anni Sessanta). 

Memoria corta, e altre vergogne
, October 21, 2013

Salvatore, Yara, Joseph, Amud, Kitty e Karim se ne stanno protetti e accuditi a Menfi, in una villetta che i giornali  e le televisioni amano chiamare l'orfanotrofio del mare. L'11 ottobre Salvatore, Yara, Joseph, Amud, Kitty e Karim erano a bordo del barcone su cui prima avevano sparato a mitraglia le motovedette libiche, e che poi s'era rovesciato. Ora appunto sono qui, nella Valle del Belice, al sicuro. Non si sa chi siano, né da dove vengano. Anche i nomi sono incerti o di fantasia. In ogni caso, sfogliando le pagine dei giornali o passando da un tg all'altro, è facile commuoversi per loro, e anche per chi li protegge e li accudisce. Quasi ci pare che questo misero Paese, il nostro, oggi abbia la coscienza più leggera. Fin qui la buona, l'ottima notizia. Appena un po' più in là – un po' più in là dell'orfanotrofio del mare e dalla commozione mediatica – resta l'indecente realtà, insieme con una propensione anche più indecente a dimenticare.

Un paio di settimane fa, i nostri senatori hanno tentato in maggioranza di cancellare la vergogna della legge Bossi-Fini, o almeno di quella sua parte che della povertà, della paura e della disperazione ha fatto un reato. Lo hanno tentato in gran fretta, per la vergogna, appunto. Ma vergognoso è che una minoranza consistente si sia opposta. E vergognoso è che il capo del Movimento cinque stelle abbia sconfessato i suoi, che quel tentativo hanno sostenuto. Se nel programma elettorale avessimo proposto di abolire il reato di clandestinità, ha tuonato, la percentuale dei nostri voti sarebbe stata da prefisso telefonico. Una vergogna, appunto. Ma è ancora più vergognoso il fatto che proprio così sarebbe accaduto.

Il nostro è un Paese in cui paura e odio sono stati diffusi, allevati, coccolati per più di vent'anni. Hanno cominciato i leghisti, che degli immigrati dal nostro Sud hanno fatto il capro espiatorio capace di farli arrivare a Roma, e che poi – dal momento che anche i terroni votano – li hanno sostituiti via via con albanesi, maghrebini, rumeni, rom... La loro strategia funzionava. Funzionava a tal punto, da diventare il cuore del marketing elettorale (per usare un'espressione di cui ci si dovrebbe vergognare, ma di cui nessuno sembra vergognarsi). Convinti dai risultati, oltre che sorretti da una vocazione genetica, come i leghisti hanno presto fatto gli altri partiti di destra. E una gran parte del centrosinistra li ha seguiti a ruota, magari non accanendosi come loro contro gli stranieri, ma certo evitando di difendere le ragioni della loro (e nostra) dignità. Lo ha fatto per ignavia e insipienza politica, e per timore delle percentuali da prefisso telefonico che oggi continuano a spaventare il capo della cosiddetta antipolitica.

Così è andata, fino a ieri. Per più di vent'anni, il solo argomento che abbia spostato voti è stato quello della paura e dell'odio. Di paura e odio s'è nutrito il potere, fino a ieri. E oggi? Oggi sembra che torni a essere così, se la guida suprema del cambiamento può mettere in pratica impunemente la lezione veteroleghista, reato di clandestinità e ius soli compresi. D'altra parte, gli conviene. Gli conviene perché gli Italiani sono (sono diventati?) in gran parte criptorazzisti, se non razzisti.

Di tutto questo ci siamo dimenticati, in un mese d'ottobre zeppo di morti, di "clandestini" morti. In particolare, politici e giornalisti si sono dimenticati di ricordare – perdonate il bisticcio verbale – che ne siamo responsabili noi, più della povertà, della paura, della disperazione. Al di là della commozione, al di là della gratitudine per gli uomini e le donne dell'orfanotrofio del mare, dovremmo farci una domanda dolorosa e onesta: chi ha ucciso, davvero, i padri e le madri di Salvatore, Yara, Joseph, Amud, Kitty e Karim, o comunque si chiamino?

Volenti o nolenti, l’Europa resta il cardine. Peccato che se ne parli sempre troppo poco, salvo poi lagnarsene
Meno vincoli, più ragionevolezza
, October 14, 2013

Negli ultimi mesi le istituzioni europee, fra le quali prevale orami nettamente il ruolo intergovernativo del Consiglio rispetto alla Commissione, hanno completato il quadro delle regole sulla finanza pubblica e la politica economica per gli stati membri. Si è definita nei dettagli una cornice di vincoli, basati sul principio che la solidità dei bilanci pubblici sia il più importante obiettivo da raggiungere, anche se questo obbliga i paesi in difficoltà a politiche restrittive in un periodo di perdurante recessione. Persino il Fondo Monetario ha criticato l’eccesso di austerità a cui sono vincolati i paesi europei; molti economisti, fra cui recentemente Paul De Grauwe, stanno convincentemente argomentando come questo approccio di politica economica stia rendendo la crisi economica più lunga e profonda invece di contribuire a risolverla. Mancano, nel quadro europeo, quei meccanismi che possano consentire ai paesi in difficoltà di riprendere un percorso di crescita, e si sta creando una grave frattura fra il Nord e il Sud dell’Europa: su questi temi mi permetto di rimandare a un mio saggio in uscita sul “Mulino”.

La discussione in Italia su queste fondamentali questioni è bizzarra. Da un lato si diffonde una protesta cieca contro tutto quello che è europeo, e cresce la sfiducia verso l’Unione e le istituzioni comunitarie, come documentato da ultimo da una recentissima rilevazione demoscopica curata da Ilvo Diamanti. 

Lampedusa, Europa
, October 3, 2013

«Italy has, once again, shown that it is ill-prepared for what seems to be a new surge of mixed migration flows. The Government seems to have learnt few, if any, lessons from its experiences in 2011.» Il tragico naufragio di questa mattina a Lampedusa arriva a un giorno soltanto dall'ennesima condanna del Consiglio d’Europa sulle politiche italiane per l’immigrazione.

Non è la prima volta che Strasburgo giudica le politiche dell’Italia in materia «sbagliate o controproducenti». Nell’ultimo Rapporto, approvato all’unanimità dalla Commissione migrazioni, si criticano di nuovo e senza mezzi termini le misure prese in questi ultimi anni dall’Italia per gestire i flussi migratori, e si sottolinea l’incapacità del nostro Paese di «gestire un flusso che è e resterà continuo».

Si criticano i ritorni forzati di immigrati nei loro Paesi di origine, dove spesso rischiano la vita, la gestione dei Cpt. Si critica l’abitudine di dichiarare lo stato d’emergenza per «adottare misure straordinarie al di là dei limiti fissati dalle leggi nazionali e internazionali». Inoltre, si sostiene che «a causa di sistemi di intercettazione e di dissuasione inadeguati», l’Italia si è di fatto trasformata in una calamita per l'immigrazione, in particolare per gli immigrati che cercano una vita migliore. Lo sapevamo da noi, verrebbe da dire, grazie.

Evidentemente la strada sinora seguita dall’Italia non è servita a convincere gli altri Stati membri che la responsabilità per i flussi in arrivo sulle coste italiane debba essere condivisa.