Rivista il mulino

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la nota
Dopo la festa, il nuovo sindaco di New York dovrà dare un seguito alle promesse
De Blasio alla prova delle diseguaglianze
, November 14, 2013

“Il codice di avviamento postale non deve predeterminare il nostro destino” – con questa massima dell’avvocato per i diritti civili Jones Austin, una dei due collaboratori che il neo-eletto sindaco di New York ha scelto per guidare la transizione dall’amministrazione Bloomberg a quella democratica, si può riassumere il senso della linea politica che ha portato Bill de Blasio a City Hall. I quartieri della città, ha insistentemente spiegato de Blasio nel corso della sua campagna elettorale, si sono negli ultimi vent’anni balcanizzati secondo l’etnia e il reddito. Al di fuori di Manhattan e di qualche area di Brookyln e di Harlem, le opportunità economiche e sociali dei cittadini sono minime e la diseguaglianza restano la vera piaga di questa città

Gli “amici" della Costituzione
, November 11, 2013

“Amici della Costituzione unitevi”: è questo il manifesto del partito (che nell’attuale temperie è derubricato a “Lista elettorale”) immaginato da Paolo Flores d’Arcais dalle pagine di “MicroMega” (7/2013). Un movimento, non l’ennesimo partitino, che superi le inconcludenti iniziative di piazza che restano “a mezz’aria” (come quella del 12 ottobre), capaci solo di “smobilitare moralmente le masse”, per poi “fermarle politicamente”, per puntare direttamente mediante un leader riconosciuto (individuato o in Landini o in Rodotà) a un’indispensabile rappresentanza in Parlamento, “se non si è disposti a scegliere la via della rivoluzione in senso proprio (insurrezione violenta compresa)”.

Il programma sta nell’obiettivo di “realizzare la Costituzione”. Ma, il fine di questo movimento è, apertamente e in modo chiaro, quello di una “politica divisiva”, che fa carta straccia della natura compromissoria della Costituzione (o, meglio, propria di ogni costituzione). La linea del Piave è data dall’esigenza, per un verso, di indicare per nome i “nemici della Costituzione” e, per altro verso, di definire che cosa sia la “Costituzione” che deve essere realizzata. La pars destruens non è tanto l’elenco delle aggressioni costituzionali perpetrate e in corso di svolgimento ma, soprattutto, la denuncia dei responsabili di quello che è additato un “complotto partitocratico finanziario”, con “ingredienti mafiosi”: il vertice è “non lo spirito santo”, ma il “Lord Protettore” Giorgio Napolitano; lo “strumento esecutivo” il governo di grande coalizione “Lettalfano”. Condannando senza appello il comitato di “saggi”, incaricato di “fare a pezzi la Costituzione”, e una Corte costituzionale ormai “addomesticata” (il riferimento è alla nota e, evidentemente indigesta, vicenda sulle intercettazioni della Procura di Palermo nei confronti del Capo dello Stato). Questo movimento, verrebbe da dire, di salute pubblica, pur denunciando la politica che avrebbe reso la “Costituzione come programma di parte”, ha esso stesso un’idea partigiana e discriminatoria della Carta fondamentale.

Non tanto per il richiamo, un po’ ruffiano, ai valori della Resistenza e dell’antifascismo (rievocati per riaprire una, evidentemente non ancora sopita, nonostante la chiusura del terrorismo, polemica contro la “costituzione tradita”), quanto per la palese propensione a considerare “Costituzione” o solo alcune norme scritte o solo alcune letture molto orientate dei principi fondamentali. Quella da cui partire è una (non originale peraltro) interpretazione socialista, riattualizzata come “programma di Robin Hood”, che si regge sul preteso assoluto primato del “lavoro” sull’impresa o su qualsiasi altra attività di lavoro non subordinato; e su una concezione funzionalistica della proprietà privata, “piegata dalla sovranità popolare” o altrimenti da espropriare quale “bene comune”.

Il nostro panopticon
, November 4, 2013

Le rivelazioni dei media europei sulle intercettazioni realizzate dall’Agenzia di Sicurezza Nazionale americana (Nsa) continuano a suscitare molta agitazione. Per il fatto che si sono verificate in tempo di pace e tra alleati. Perché dimostrano che anche diversi servizi europei praticano lo spionaggio, e che vi sono accordi di collaborazione tra questi e gli Stati Uniti. Per la facilità con cui queste pratiche possono essere messe in atto (e lo sono). Ma anche a causa dell’ampiezza delle intercettazioni americane, non paragonabile a quelle realizzate da altri Paesi, che non riguardano soltanto i principali leader (si pensi al caso della cancelliera Angela Merkel) ma anche cittadini come tutti noi. Solo per quanto riguarda la Francia, ad esempio, il quotidiano “Le Monde” ha rivelato che in un mese la Nsa ha raccolto 70,3 milioni di dati telefonici francesi! È ormai certo che tutti noi possiamo dare per scontato di essere spiati attraverso il nostro telefono, perfino attraverso le conversazioni più insignificanti.

Questo scandalo di portata mondiale si rivela tanto più grande in quanto la reazione di Washington oscilla tra denigrazione pura e altezzosa indifferenza. La vicenda, infatti, sta dimostrando come il cinismo americano caratterizza ormai tanto l’ambito economico quanto quello diplomatico. E illustra altrettanto bene i rischi derivanti dai progressi della tecnica. In nome della lotta alla minaccia terrorista, che certo non si intende negare, le nostre democrazie restringono le libertà: ma solo una parte della popolazione, quella che cerca sicurezza e ordine, approva tali disposizioni. Il segreto, di rigore in questi casi, porta a pratiche illegali, fuori controllo e moralmente riprovevoli.

A proposito di un anniversario importante: i cinquant’anni del primo governo Moro
Senza riforme
, October 28, 2013

Ripensando ai cinquant’anni che ci separano dal primo governo di centro-sinistra non c’è proprio nulla che possa accomunare quella “storia” con la situazione attuale. Non solo i contesti economici, sociali e culturali sono incomparabili, sia per la maggiore ricchezza di cui oggi godiamo nonostante la crisi, sia per una società civile molto meno irreggimentata e molto più articolata e diversificata, sia infine per un livello di istruzione e acculturazione inimmaginabile all’epoca. Anche la politica che si trova ad anni luce da quella esperienza. Allora vi erano due grandi ideologie con le rispettive chiese politiche che si confrontavano: quella cattolica da un lato e quella marxista dall’altro. Ora le espressioni politiche di quelle ideologie si sono estinte in quanto si sono isterilite le stesse fonti di ispirazione. Non esiste più una visione marxista della realtà e una sua traduzione politica; la visione cristiana, in politica, è diventata una opzione à la carte, interpretabile da chiunque (basti ricordare la manifestazione a favore della famiglia promossa dal centro-destra a cui parteciparono i quattro leader di quella coalizione, tutti divorziati: una contraddizione non di poco conto e soprattutto inconcepibile nei primi anni Sessanta). 

Memoria corta, e altre vergogne
, October 21, 2013

Salvatore, Yara, Joseph, Amud, Kitty e Karim se ne stanno protetti e accuditi a Menfi, in una villetta che i giornali  e le televisioni amano chiamare l'orfanotrofio del mare. L'11 ottobre Salvatore, Yara, Joseph, Amud, Kitty e Karim erano a bordo del barcone su cui prima avevano sparato a mitraglia le motovedette libiche, e che poi s'era rovesciato. Ora appunto sono qui, nella Valle del Belice, al sicuro. Non si sa chi siano, né da dove vengano. Anche i nomi sono incerti o di fantasia. In ogni caso, sfogliando le pagine dei giornali o passando da un tg all'altro, è facile commuoversi per loro, e anche per chi li protegge e li accudisce. Quasi ci pare che questo misero Paese, il nostro, oggi abbia la coscienza più leggera. Fin qui la buona, l'ottima notizia. Appena un po' più in là – un po' più in là dell'orfanotrofio del mare e dalla commozione mediatica – resta l'indecente realtà, insieme con una propensione anche più indecente a dimenticare.

Un paio di settimane fa, i nostri senatori hanno tentato in maggioranza di cancellare la vergogna della legge Bossi-Fini, o almeno di quella sua parte che della povertà, della paura e della disperazione ha fatto un reato. Lo hanno tentato in gran fretta, per la vergogna, appunto. Ma vergognoso è che una minoranza consistente si sia opposta. E vergognoso è che il capo del Movimento cinque stelle abbia sconfessato i suoi, che quel tentativo hanno sostenuto. Se nel programma elettorale avessimo proposto di abolire il reato di clandestinità, ha tuonato, la percentuale dei nostri voti sarebbe stata da prefisso telefonico. Una vergogna, appunto. Ma è ancora più vergognoso il fatto che proprio così sarebbe accaduto.

Il nostro è un Paese in cui paura e odio sono stati diffusi, allevati, coccolati per più di vent'anni. Hanno cominciato i leghisti, che degli immigrati dal nostro Sud hanno fatto il capro espiatorio capace di farli arrivare a Roma, e che poi – dal momento che anche i terroni votano – li hanno sostituiti via via con albanesi, maghrebini, rumeni, rom... La loro strategia funzionava. Funzionava a tal punto, da diventare il cuore del marketing elettorale (per usare un'espressione di cui ci si dovrebbe vergognare, ma di cui nessuno sembra vergognarsi). Convinti dai risultati, oltre che sorretti da una vocazione genetica, come i leghisti hanno presto fatto gli altri partiti di destra. E una gran parte del centrosinistra li ha seguiti a ruota, magari non accanendosi come loro contro gli stranieri, ma certo evitando di difendere le ragioni della loro (e nostra) dignità. Lo ha fatto per ignavia e insipienza politica, e per timore delle percentuali da prefisso telefonico che oggi continuano a spaventare il capo della cosiddetta antipolitica.

Così è andata, fino a ieri. Per più di vent'anni, il solo argomento che abbia spostato voti è stato quello della paura e dell'odio. Di paura e odio s'è nutrito il potere, fino a ieri. E oggi? Oggi sembra che torni a essere così, se la guida suprema del cambiamento può mettere in pratica impunemente la lezione veteroleghista, reato di clandestinità e ius soli compresi. D'altra parte, gli conviene. Gli conviene perché gli Italiani sono (sono diventati?) in gran parte criptorazzisti, se non razzisti.

Di tutto questo ci siamo dimenticati, in un mese d'ottobre zeppo di morti, di "clandestini" morti. In particolare, politici e giornalisti si sono dimenticati di ricordare – perdonate il bisticcio verbale – che ne siamo responsabili noi, più della povertà, della paura, della disperazione. Al di là della commozione, al di là della gratitudine per gli uomini e le donne dell'orfanotrofio del mare, dovremmo farci una domanda dolorosa e onesta: chi ha ucciso, davvero, i padri e le madri di Salvatore, Yara, Joseph, Amud, Kitty e Karim, o comunque si chiamino?