Rivista il mulino

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«il Mulino» 4/2014
, September 18, 2014

I lettori avranno tra le mani la rivista dopo le ferie estive, mentre questo editoriale viene scritto prima: ci auguriamo che il clima sarà allora cambiato, perché quello che si percepisce adesso, e trapela da questo numero, non è certo entusiasmante. Partiamo dalla «finestra sul mondo»: Acconcia sull’Egitto, Petrillo sulla Serbia, Landi sull’India ci raccontano di Paesi importanti in cui la democrazia fa fatica ad attecchire o svilupparsi. Corruzione, populismo, nazionalismo estremo sono caratteri endemici che sembrano aggravarsi più che recedere. Mentre veniva rappresentata come una felice e sorprendente eccezione, l’India è ora minacciata da un radicale rovesciamento di élite politiche, anche se Landi si sforza di trovare una stretta via d’uscita al successo elettorale di Modi e del Bjp. A questi articoli va poi aggiunto un contributo significativo che abbiamo tratto dal nostro «archivio»: uno scritto personale e ancora attualissimo, commovente e discutibile, di Aldo Zargani sul conflitto israelo-palestinese, straordinario nel rappresentare la coazione a ripetere alla quale questo infelice pezzo di mondo sembra condannato. Con un simile panorama che si intravvede da questa «finestra sul mondo», il modo in cui gli Stati Uniti hanno affrontato la vicenda Snowden e i problemi che essa pone – il faticoso bilanciamento fra privacy e sicurezza e fra trasparenza e segretezza quando uno Stato
affronta momenti difficili per la sicurezza nazionale – sembra quasi un punto luminoso, anche se Mutti ne pone in rilievo le molte ambiguità. Ma almeno negli Stati Uniti il governo discute di questi temi e fa proposte. E in Italia?

Anche in questo numero «il caso italiano» appare tanto ricco quanto eterogeneo (Morrone sulle riforme istituzionali, Bettini sull’università, Piras sulla scuola, Lo Surdo sui conservatori, Mete sull’esperienza siciliana dell’associazione «Addiopizzo», Bianchetti e
Sampieri su nuove modalità dell’abitare, dipingono quadri di luci e molte ombre). E vedranno ombre, temo, i sindacalisti italiani che leggeranno il bel pezzo di Pirone sul rapporto tra Marchionne e il sindacato americano dell’auto:

«il Mulino» 3/2014
, July 28, 2014

Iniziamo questo numero con una chicca, il saggio in cui Avishai Margalit continua il suo colloquio ideale con Isaiah Berlin: leggibilissimo, commovente, radicale. I temi sono l’ebraismo, il sionismo, Israele. Ma la tesi è originale e profonda, e fa riflettere se si pensa all’Europa e all’assenza di un demos europeo: la vera libertà si può esercitare solo quando «ci si sente a casa», nel proprio Paese.

Europa appunto, nostra croce e delizia: non potevamo abbandonarla dopo le elezioni e continueremo a tornarci. Al voto per il rinnovo del Parlamento europeo dedichiamo sei articoli importanti (Baldini, Caiani, Dastoli, Reynié, Tuorto, Valbruzzi-Vignati), alcuni dei quali sono riflessioni significative sul populismo. Ma all’Europa si riferisce anche il saggio di Davide Antonioli e Paolo Pini, rivolto al tema sul quale l’Unione ha fallito, la crescita e l’occupazione. E anche il confronto tra Franca D’Agostini e Maurizio Ferrera, che prende spunto da un ampio intervento dello stesso Ferrera pubblicato sul primo numero di quest’anno (L’Europa in trappola: come uscirne?).

Il «caso italiano» tocca un insieme di temi presenti nel dibattito pubblico del nostro Paese, importanti e attuali. A cominciare dall’articolo di Emanuela Ceva e Maria Paola Ferretti sull’obiezione di coscienza dei medici all’interruzione di gravidanza: l’analisi è spietata e le conclusioni molto dure. Sulle difficoltà di uscita dalla crisi in cui versiamo la riflessione di uno dei nostri migliori economisti, Carlo D’Adda, è chiara, equilibrata e proprio per questo preoccupante. La ricorrente questione del sovraffollamento delle carceri – e di provvedimenti di amnistia per tamponarlo – è affrontata da Gabriele Della Morte in un quadro di grande ampiezza e spessore. Su scuola e valutazione degli studenti, uno dei nostri temi classici, pubblichiamo le riflessioni, serie e oneste, di Paolo Sestito, ex presidente dell’Invalsi, che faranno discutere. E infine uno dei temi della ricerca di Pasquale Colloca e Piergiorgio Corbetta sugli elettori del Movimento 5 Stelle alle politiche del 2013 – sono di destra o di sinistra? –, cui va aggiunta, nella rubrica «Cattaneo ricerca», l’analisi del voto di provenienza grillina nel ballottaggio alle elezioni comunali di Roma e nelle regionali in Sardegna, dove i 5 Stelle non presentavano candidati propri.

Il silenzio dell’Europa
, July 21, 2014

Dunque il Consiglio europeo che si è riunito a Bruxelles lo scorso 16 luglio non è arrivato a una decisione completa e definitiva sulla composizione della prossima Commissione e, com’è noto, sulla nomina dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (Pesc). È una pessima notizia per molte ragioni, non ultima il fatto, come ha sottolineato Romano Prodi, che in questo modo si ritarda di molto l’effettiva entrata in ruolo del semestre a guida italiana. Una volta designati, infatti, i commissari dovranno passare il vaglio del Parlamento. Con buona probabilità almeno qualcuno di loro non passerà l’esame parlamentare, e a quel punto sarà necessario un nuovo confronto. Dunque, ci saranno istituzioni funzionanti solo in autunno e difficilmente prima di fine ottobre potrà esserci un nuovo Consiglio in grado di prendere decisioni effettive. Il semestre italiano di cui tanto si è parlato nelle scorse settimane rischia dunque di subire una lunga preparazione e di durare nei fatti meno del previsto.

In particolare, e comprensibilmente, nei giorni scorsi l’attenzione si è incentrata proprio sulla decisione di rinviare di un mese e mezzo la nomina del sostituto di Lady Ashton, l’uscente ministro degli Esteri europeo che lascia l’incarico senza avere certo brillato per incisività. La decisione con la quale il capo del governo italiano ha cercato di imporre il suo ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha per ora avuto soprattutto come esito negativo questa dilazione, in un momento in cui la scena geopolitica internazionale appare profondamente scossa a non troppi chilometri di distanza dai palazzi di Strasburgo e Bruxelles. L’aggravarsi della crisi Ucraina, che ha avuto il suo apice mediatico nell’abbattimento di un aereo civile con quasi 300 persone a bordo, e l’avvio delle operazioni di terra da parte dell’esercito israeliano nella striscia di Gaza costituiscono due momenti di grave turbolenza nella difficilissima tenuta degli equilibri internazionali. Secondo molti osservatori, del resto, era molto difficile che il nome di Mogherini potesse passare indenne dal vaglio di alcune cancellerie dell’Est, Lituania e Polonia in testa, dopo che proprio il ministro degli Esteri italiano il 7 luglio, e dunque a semestre avviato, aveva pensato bene di andare in visita ufficiale al Cremlino per garantire l’appoggio dell’Italia (e dell’Europa?) al gasdotto South Stream. Un progetto molto importante per Eni, che vede la partecipazione tra gli altri di Gazprom e che, prevedendo la costruzione di una linea che colleghi direttamente Russia ed Unione europea attraverso il Mar Nero e i Balcani, non passerebbe sul territorio ucraino. 

Racket allo stato nascente
, July 14, 2014

La settimana scorsa, a Torino, un episodio di cronaca ha attratto l’attenzione delle pagine locali dei quotidiani e ha riacceso il dibattito politico sulla sicurezza pubblica. Ma è un episodio che merita uno spazio e una riflessione maggiori, perché presenta un fenomeno di mafia allo “stato nascente”, colto cioè nel momento genetico ancora fluido, prima che si solidifichi in controllo capillare del territorio.

Lo scenario è quello di San Salvario, quartiere multietnico che si trova dietro la stazione centrale e che, dopo essersi trasformato da zona di degrado urbano a zona  ristrutturata dai nuovi residenti, in gran parte giovani, vivace culturalmente e con molti bar e luoghi di incontro, sta oggi vivendo un momento di perdita di identità di quartiere, dove i traffici illegali, da sempre presenti, proliferano e la movida imperversa, con tanto di comitati cittadini che si lamentano per il rumore e l’insicurezza. In questo contesto si scatena il putiferio quando un farmacista del quartiere scrive una mail in cui racconta dettagliatamente le sue due settimane di “ordinaria follia”, come lui stesso le definisce. Alla destinataria della mail – a capo del "movimento antimovida" – che, a sua volta, la diffonde a migliaia di indirizzi, è offerta una testimonianza sconvolgente.

Il Medioriente esplode
, July 7, 2014

Il Medioriente esplode. Il conflitto siriano e la guerra civile irachena decompongono un quadro  geopolitico che potrebbe presto vedere tracciati nuovi confini. La confessionalizzazione dei conflitti, in primo luogo quello infraislamico tra sunniti e sciiti, che vede protagonisti non solo  attori locali, regimi e oppositori, ma anche transnazionali, come i gruppi jihadisti e le potenze confessionali  protettrici, Arabia Saudita e Turchia per i sunniti, Iran per gli sciiti, non si lascia ridurre alle esigenze della Realpolitik. Il fattore identitario si sovrappone, dilatandolo, a quello nazionale. Quello in corso in Medioriente sembra il tentativo di dare forma ad assetti territoriali omogenei: su base etnica, confessionale, ideologica. Producendo una omologazione che pare rendere impossibile l'esistenza di società plurali.

In Siria il governo di Damasco ha riconquistato parte del controllo del territorio. Grazie al sostegno iraniano e degli Hezbollah, ai divergenti interessi di Ankara e Ryad, divise da ambizioni egemoniche e dal giudizio sui Fratelli Musulmani, ma anche alla convinzione della comunità internazionale che il trionfo in campo sunnita delle milizie jihadiste sarebbe peggiore della permanenza di Assad al potere. In Iraq l'avanzata dell'Isis, che controlla buona parte delle province sunnite, dando voce anche a chi non è islamista ma si batte contro un vendicativo potere sciita, manda in soffitta quel che rimane dello Stato unitario. Con i curdi che approfittano per rilanciare il sogno, contagioso, dell'indipendenza del Kurdistan.