Rivista il mulino

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la nota
Una catastrofe rimandata
, July 20, 2015

L’accordo che ha interrotto l’asfissia finanziaria che stava per provocare il collasso dell’economia greca e l’uscita del Paese dalla moneta unica ha allentato la tensione sui mercati, ma non ha risolto i problemi che ci hanno condotto a un passo dal baratro. Le istituzioni europee non sono state in grado di dare una risposta credibile alla domanda posta da chi sostiene che un’economia priva di un tessuto produttivo dinamico non possa far fronte a un debito come quello accumulato dalla Grecia negli ultimi anni. La prova di forza tra la Germania – che continua a respingere qualsiasi ipotesi che comporti un alleggerimento del fardello imposto ai greci – e Paesi come la Francia e l’Italia – che, sia pur timidamente, sembrano essere non contrari a un taglio del debito – non si è ancora conclusa. Nel Parlamento ateniese si è formata una maggioranza che ha dato fiducia al nuovo governo che si è impegnato a onorare i termini imposti dai partner europei. Tuttavia, chi a Berlino sperava che l’ultimatum (perché di questo si è trattato, come ha scritto Adriana Cerretelli) avrebbe provocato l’uscita di scena di Alexis Tsipras sarà rimasto deluso. Gli ultimi sondaggi continuano ad accreditare il partito guidato dall’attuale primo ministro come largamente favorito se i greci tornassero alle urne

Un Atlantico oggi più largo
, July 13, 2015

L’Atlantico in questo periodo si è di nuovo allargato. Stati Uniti ed Europa, o meglio le diverse Europe – l’Europa dell’Unione europea e quelle espressione di risorgenti interessi nazionali, se non locali – hanno difficoltà a trovare un linguaggio comune. Non è la prima volta che accade. In passato, sono stati molti gli esempi di un Atlantico che si è esteso o ristretto in virtù di crisi politiche, economiche o sociali, e più spesso per le tentazioni unilateraliste che hanno contraddistinto alcune fasi della politica estera americana. Si pensi solo al gelo calato con la War on Terror e al risorgere di rispettivi "anti-ismi": l’antiamericanismo in un’Europa che faceva fatica a capire le crociate dell’America di Bush Jr e, di converso, l’antieuropeismo di intellettuali e opinionisti statunitensi che ripescavano antichi stereotipi per descrivere una, a loro avviso, imbelle Europa.

Tuttavia, oggi, la divisione appare più sottile, meno dichiarata, ma non meno significativa della diversità con cui si cerca di rispondere a una crisi sistemica come quella attuale. Non si tratta soltanto dell’incapacità dell’amministrazione Obama (e di una parte dell’opinione pubblica americana) di comprendere le rigidità della leadership europea nei confronti della Grecia, di fronte a quello che appare a tutti, ormai, come l’evidente fallimento delle politiche di austerità. E neppure di un’incomprensione dovuta all’attenzione distratta e un po’ annoiata che si presta a qualcosa che si ritiene, tutto sommato, un fatto marginale.

Ripensare subito l'Europa
, July 6, 2015

Siamo in terre incognite. Gravide di rischi, anche estremi: come quello di tornare indietro di decenni sulla strada della costruzione europea. Ma anche di una nuova speranza, rafforzata dal risultato di ieri. Ho sostenuto con convinzione le ragioni del “no” al referendum greco, nell’ambito di una dialettica come sempre ricca e costruttiva all’interno del comitato di direzione di questa rivista. Per un principale motivo: perché l’Europa costruita negli ultimi anni non funziona (come ho provato ad argomentare più compiutamente qui). Non riesce a risanare i suoi squilibri, a investire sulla crescita, a evitare nuove, profonde, fratture fra i suoi cittadini. Perseverare con la cieca austerità degli ultimi anni avrebbe solo distrutto ancor più la Grecia.Ma il punto è questo: l’Europa è sul baratro, indipendentemente dalle vicende elleniche. Ed è una gran fortuna che lo shock sia arrivato da un Paese con cittadini e governo che desiderano fortemente restare nell’Europa e nell’euro e non dai tanti, crescenti, movimenti nazionalisti e antieuropei. Siamo a un punto di svolta a cui saremmo comunque, prima o poi, arrivati.

Ora si aprono giornate decisive, su tanti di quei fronti che è persino impossibile ricordarli.  

Il tramonto di un mito
, June 29, 2015

Tanti miti della nostra giovinezza sono tramontati, ma gli avvenimenti degli ultimi mesi ne hanno compromesso uno che aveva segnato più di una stagione: il mito europeista.

Pensare che l’Unione europea possa essere attualmente lo specchio dei sogni degli europeisti degli anni che arrivano fino agli anni Ottanta del secolo scorso è impossibile. Il plateale fallimento nella ricerca di una politica comune e sensata a fronte di un fenomeno storico come le immigrazioni di massa dall’ex Terzo mondo dimostra che nell’Ue non esiste né una cultura politica comune, né una leadership autentica capace di imporsi agli Stati membri. Se ci si aggiunge l’incredibile gestione della vicenda greca non ci si può che confermare in questa convinzione. La crisi di oggi ha, certamente, origini relativamente lontane. La prima è stata la disinvolta politica di allargamento che generava dalla fretta di sottrarre gli ex satelliti sovietici a ogni ipotesi di risucchio in una rinascita della vocazione imperiale russa. Quel compito andava di pari passo con la trasformazione della Nato, ma alla fine è diventato una politica a sostegno di questa senza riuscire ad andare molto più in là, almeno nella maggioranza dei casi.

Se il migrante scegliesse il Paese
, June 22, 2015

Il sistema di "quote" in discussione in queste settimane, che prevede la distribuzione dei richiedenti asilo e protezione internazionale fra i Paesi dell'Unione europea, è ispirato a un principio di condivisione degli oneri che risponde a criteri di equità e giusta cooperazione che dovrebbero apparire ovvi. La ferma opposizione di molti Stati membri dell'Unione nei confronti di questo piano è espressione non solo di una deriva antiumanitaria e xenofoba, ma anche di un disimpegno evidente nei confronti sia della piena realizzazione politica dell'Unione sia degli ideali ispiratori del progetto europeo.

Tuttavia, nel formulare politiche comuni di accoglienza ai profughi, l'equa ripartizione dei flussi non è l'unico principio che potrebbe e dovrebbe essere preso in considerazione. Un altro principio fondamentale è quello in base al quale i profughi dovrebbero avere voce nella scelta del Paese in cui presentare la richiesta di asilo o protezione e dal quale ricevere accoglienza. La discussione di questi giorni e il dibattito pubblico in generale sono ben lontani dal contemplare questa possibilità. Se ne possono immaginare diverse ragioni. Innanzitutto, è facile essere indotti a pensare che i "profughi", per definizione, siano persone senza risorse e senza progetti, animate dal mero istinto di sopravvivenza e dall'unico proposito di fuggire dai pericoli e dalle sofferenze cui andrebbero incontro se restassero nei Paesi di origine.