Rivista il mulino

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Due fatti e un'ipotesi sul Mezzogiorno
, May 18, 2015

Fatto numero 1: negli ultimi anni il Mezzogiorno è stato investito in pieno dalla crisi economica (che per intensità e durata ha ormai superato quella degli Anni Trenta); più che il resto del Paese; e con conseguenze economiche, sociali e civili che potrebbero durare molto a lungo nel futuro, con ripercussioni sulla crescita e sulla coesione dell’intera Italia.

Fatto numero 2: questo è accaduto anche perché l’azione di politica economica non contrasta la crisi; anzi, le politiche dell’austerità hanno colpito il Sud più del resto d’Italia. Le politiche di sviluppo e coesione territoriale, con il governo Renzi, hanno poi raggiunto i minimi storici (dal 2 aprile non c’è nemmeno più un responsabile che se ne occupi); come Belusconi nel 2008-11, Renzi usa le risorse destinate per lo sviluppo del Sud come un “bancomat” per finanziare altre priorità (come fatto con la Legge di Stabilità, che ha sottratto 3,5 miliardi al Fondo Sviluppo e Coesione per destinarli alla decontribuzione in tutto il paese).

Questi due fatti sono evidenti nei numeri (della prima questione si occupa l’Economist in edicola), anche se quasi del tutto ignoti ai normali cittadini. Da essi scaturisce una interessante domanda: perché avviene il fatto 2 in presenza del fatto 1, e nessuno protesta o chiede di fare altrimenti?

La circostanza che i fatti siano “sommersi” certamente conta; ma la principale risposta è che un maggiore equilibrio territoriale nelle politiche di tassazione e di spesa, un ridisegno dei servizi pubblici che ne aumenti efficienza e qualità a vantaggio di tutti i cittadini italiani, e una strategia (e concreti interventi) per lo sviluppo delle aree più deboli, non interessano più a nessuno; in particolare a chi ha un qualche potere di fare qualcosa.

Il Partito trasversale
, May 11, 2015

Dal Patto del Nazareno in avanti, molti critici dell’attuale pacchetto di voti che ha dato sostegno all’azione del governo Renzi (da ultimo alla Camera con lo sdoganamento dell’Italicum) hanno riconosciuto l’emergere di una nuova formazione politica “trasversale”, che ha le sue fondamenta nel Pd del segretario-premier e nella sua maggioranza: lo hanno chiamato il Partito della Nazione. Il futuro ci dirà, a breve, quanto sia fondato il timore di alcuni, che vedono in un raggruppamento del genere il rischio di compromettersi inglobando rappresentanti di formazioni politiche troppo distanti per storia e cultura dallo spirito originario del Partito democratico, cattolico, socialista e liberale.

Intanto, lasciando la consueta attenzione alla scena nazionale e cercando di non perdere di vista quanto accade su quella locale, possiamo assistere a sorprendenti e mirabolanti giravolte di candidati che decidono improvvisi ma meditatissimi cambi di casacca e alleanze sino a poco tempo fa ritenute quantomeno discutibili. Con effetti a volte grotteschi. Uno sguardo lontano dalla politica romana, ci permette di scoprire, ad esempio, candidati di Forza Italia che devono la loro nomina alle primarie fatte sotto l’egida del Partito democratico. Come nel caso di Agrigento, dove alle primarie di coalizione del centrosinistra trionfa Silvio Alessi, imprenditore e presidente della locale squadra di calcio (l’Akragas, che milita nel campionato di serie D). «Alessi proviene dal centrodestra, è molto gradito a Forza Italia e appoggiato dai vertici locali del partito di Berlusconi. Inoltre, in campagna elettorale per le primarie Alessi si è espresso in questi termini sulla mafia: “Non ne so parlare, non penso sia presente qui. Ad Agrigento ci sono disagio sociale e microcriminalità, questo sì”». Dopo i primi, timidi tentativi di difendere un simile vincitore delle primarie, il Partito democratico agrigentino (che nel frattempo registra pure le dimissioni del suo segretario, colpevole di essersi incontrato in privato con Silvio Berlusconi), propone la candidatura all’ex presidente della regione Sicilia Angelo Capodicasa, “iscritto al Partito comunista italiano sin dall'età di 13 anni”. Ma Capodicasa, da vero comunista di una volta, rifiuta. A Forza Italia non pare vero di avere un candidato che già ha passato con successo le primarie (seppure del centrosinistra) e così sceglie di nominare per proprio conto Alessi, abbandonato dal Pd. Quel Pd che nel frattempo però si ritrova a sua volta senza candidato ed è “costretto” a ripiegare su Calogero Firetto, sindaco di Porto Empedocle originario di Agrigento, ma esponente Udc, fino ad allora dato per favorito come rappresentante unitario del centrodestra. Una bella giravolta, insomma. 

Mentre in Europa si discute, la Grecia rischia il default
Grexit?
, May 4, 2015

Siamo a un punto di svolta del dramma greco. Nel corso di maggio il governo Tsipras dovrebbe ripagare due rate dei prestiti che gli sono stati concessi dal Fondo monetario, e altre scadenze più impegnative seguono d’appresso, nell’estate. Ma non ha le risorse per farlo, a meno di non rimangiarsi le promesse di allentare le condizioni di austerità cui la Grecia è sottoposta e che già sono costate la perdita di più di un quinto del suo reddito nazionale. I creditori, la cosiddetta Troika (Fondo monetario, Commissione europea e Banca centrale europea), insistono però sul pieno rispetto delle condizioni sulla base delle quali i crediti erano stati concessi al precedente governo. E la Bce esita, in questa situazione, a fornire ulteriore liquidità di emergenza. La Grecia non respinge un programma di riforme strutturali severe: respinge quelle imposte dalla Troika al governo Samaras, sia sulla base dei risultati disastrosi che esse hanno prodotto, sia del mandato che il governo Tsipras ha ottenuto dagli elettori. I negoziati sul nuovo programma sinora non sono andati a buon fine, un’estensione dei crediti o la liquidità necessaria a ripagarli non sono in vista, il rischio di un default sempre più minaccioso.

Questo è il modo più breve in cui la storia può essere raccontata: un’analisi meno sommaria è contenuta nell’articolo di Marco Pagano che pubblicheremo nel prossimo numero della rivista. Che cosa può succedere se sia il governo greco, sia i creditori tengono duro sulle loro posizioni? Quali sarebbero le conseguenze di un default, del rifiuto della Grecia di ripagare il suo debito nei tempi e con le modalità concordate? È preoccupante notare come il partito dell’austerità, capitanato dal ministro delle Finanze tedesco Schäuble e dagli economisti a lui vicini, stia da tempo minimizzando le conseguenze negative che un default avrebbe sulla tenuta dell’Unione monetaria e sulla situazione economica dei Paesi che ne fanno parte – salvo la Grecia, ovviamente - e stia invece sottolineando quelle conseguenti ad ulteriori concessioni non accompagnate dal rispetto dei vecchi patti.

Le stragi di migranti che minano l’Unione
, April 27, 2015

«La natura accorda a ogni uomo il diritto di uscire dal proprio Paese […] Ogni uomo ha inoltre il diritto di cambiare patria, può rinunciare a quella in cui è nato per sceglierne un’altra». Vale la pena di ricordare queste parole, scritte da Condorcet nel 1791, e assumerle come premessa per discutere del modo in cui l’Europa sta affrontando l’emergenza provocata dal numero sempre crescente di persone che tentano di varcarne illegalmente i confini. Ciò che accade, infatti, non riguarda soltanto la sicurezza o il benessere di chi già gode della protezione delle nostre leggi, cittadini o residenti legali, ma anche il riconoscimento di diritti umani. Una politica di apertura indiscriminata delle frontiere sarebbe irragionevole, per le conseguenze in termini di ordine pubblico e di stabilità economica che essa avrebbe, ma non possiamo ignorare che il modo in cui l’emergenza è stata affrontata fino ad ora ha serie conseguenze sul piano morale. Che mettono in discussione la nostra stessa identità come cittadini di una repubblica ideale.

Rammentare a noi stessi che la costruzione europea non si è alimentata soltanto di interessi economici è importante anche perché quella dei migranti che perdono la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo non è l’unica crisi umanitaria che mette in discussione le ragioni del progetto europeo. Anche all’interno dei confini dell’Unione l’incapacità di uscire dal circolo vizioso innescato da una visione del contratto sociale retta unicamente dall’idea dello scambio economico ci sta portando sempre più vicini al fallimento dell’ideale europeo.

Basta dare uno sguardo al modo in cui le scelte recenti in materia di governo dei flussi migratori vengono interpretate da osservatori esterni per rendersi conto che abbiamo sperperato quasi del tutto il capitale morale accumulato in questi anni. La fortezza Europa, come ha scritto Kenan Malik, ha creato una barriera emozionale intorno al Continente che sta mettendo in discussione la nostra sensibilità nei confronti delle violazioni dei diritti umani anche quando avvengono a un passo da casa. Questo è il risultato prevedibile della scelta miope di trattare la questione dei migranti come se fosse esclusivamente una questione di ordine pubblico. 

L'Italia e il rapporto con l'Europa
, April 20, 2015

Con l’ennesima tragedia di migranti annegati nel canale di Sicilia si ripropone il tema, delicatissimo, del rapporto del nostro Paese con l’Unione europea. Rilevare l’inefficienza di Bruxelles sulla questione del governo dei flussi migratori che dalle zone di guerra limitrofe si riversano sul nostro continente è come sparare sulla Croce Rossa. Peraltro, nel contesto attuale aspettarsi che l’Unione sia in grado di rispondere seriamente a questa emergenza è piuttosto difficile.

Lo scatenarsi di pulsioni populiste di fronte al timore sempre più generalizzato che siano irreversibilmente finiti i famosi anni biblici delle vacche grasse è osservabile ovunque. In Italia non siamo affatto immuni da questo contagio, anzi dobbiamo sopportarlo in diretta, perché è sulle nostre sponde che si dirige la gran parte dei flussi migratori.

La domanda allora è: ma noi siamo in grado di reggere questa pressione, innanzitutto dal punto di vista psicologico? Il dubbio è notevole, non solo perché si tratta dei tipici fenomeni dai contorni oscuri e con la caratteristica di far presagire capovolgimenti epocali,