Rivista il mulino

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la nota
L’invisibilità delle donne
, February 13, 2017

Quando le mie figlie avevano cinque anni mi chiesero di aiutarle a scrivere una lettera alla Rai perché si erano accorte che «al telegiornale parlano solo uomini e nei cartoni le donne o sono cattive o devono essere salvate da un uomo». A quasi quarant’anni di distanza le cose non sembrano cambiate di molto, nonostante oggi ci siano molte più giornaliste, anche nei telegiornali. L’ultimo esempio viene dall’iniziativa di un grande giornale nazionale.

Per festeggiare i propri 150 anni «La Stampa» ha chiesto a 51 «personalità di rilievo internazionale» di scrivere come vedono il futuro.

La prima cosa che balza all’occhio è che tra questi magnifici 51 solo quattro sono donne: le «ovvie» Angela Merkel e Hillary Clinton più Lindsey Vonn e Bebe Vio, due politiche e due sportive. Punto. Nessuna giornalista, scrittrice, economista, filosofa, scienziata, imprenditrice.

È normale che la scelta di chi selezionare per questo compito sia largamente discrezionale e guidata da criteri di notorietà. Meno normale è che ancora nel 2017, quando si individua tra «le personalità» cui vale la pena dar voce su come va o dovrebbe andare il mondo, si «vedano» pressoché solo uomini.

Il Comma 22 del sistema politico italiano
, February 6, 2017

Vista dall’esterno la attuale situazione politica sembra descrivibile come il famoso Comma 22. Infatti da un lato ci sono quelli che invocano elezioni nel più breve tempo possibile, perché c’è una situazione in cui senza un saldo governo sono scarse le prospettive di avere reazioni efficaci per affrontare i molti problemi che ci affliggono. Dal lato opposto ci sono quelli che ci avvertono che il risultato di un ricorso rapido alle urne sarebbe un parlamento incapace di produrre qualsiasi governo dotato della necessaria saldezza. Il Comma 22 sta, come da tradizione, nel fatto che hanno ragione entrambi.

Come se ne esce? Questa sarebbe la vera domanda da porsi. Al momento si assiste solo a un estenuante gioco di tattica in cui i contendenti fanno più che altro delle «finte», giusto per ingannare gli avversari e per trarre profitto da questo.

Sul fatto che la situazione sia difficile, se non difficilissima, c’è un certo consenso. Del resto basta guardare all’economia, fra disoccupazione, crisi bancarie, conflitto sul bilancio con la Commissione europea. Come se tutto ciò non bastasse, c’è un ricco contorno di preoccupazioni, tanto sul fronte nazionale quanto su quello internazionale. Dunque che serva un governo in grado di farsene carico è pacifico.

Le misure restrittive di Trump sull'ingresso negli Stati Uniti di immigrati e rifugiati
La violenta noncuranza del razzismo
, January 30, 2017

L'ordine esecutivo con cui Trump ha emanato misure restrittive per l'immigrazione e l'ingresso dei rifugiati negli Stati Uniti ha scatenato una salva di rimostranze e proteste ferme e accalorate, in America e nel resto del mondo. Ma tutto sommato ci si potrebbe chiedere quanto di preoccupante ci sia veramente in questa faccenda. La stessa amministrazione ha provato a minimizzare le ricadute negative dei provvedimenti, già peraltro in parte disinnescati dalle decisioni di alcuni giudici e da una interpretazione accomodante che permette il reingresso nel Paese ai possessori di carta verde.

Il Dipartimento di Sicurezza nazionale ha sottolineato come ogni giorno negli Stati Uniti entrino più di 325.000 viaggiatori e solo poche decine abbiano avuto effettivamente qualche problema per via del bando. Si tratta comunque solo di misure temporanee, finché non saranno stabilite procedure di screening più sicure. E parlare di Muslim ban è fuori luogo, perché ad essere bandita è l'immigrazione da sette Paesi soltanto – la cui lista è stata recuperata da documenti dell'amministrazione Obama – mentre la maggior parte dei Paesi a maggioranza musulmana non è toccata dai provvedimenti.

Saviano e De Magistris, due letture altrettanto parziali (e sbagliate) di una città
Il bicchiere mezzo pieno
, January 23, 2017

La ricorrente polemica tra il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e lo scrittore Roberto Saviano genera sempre la stessa domanda da parte degli amici non napoletani: chi dei due ha ragione? Qual è la rappresentazione di Napoli più vicina alla realtà: quella offerta dal sindaco nel suo blog, di una città «del riscatto morale, ricca di umanità, di vitalità, di cultura e di turisti» o quella dello scrittore che descrive interi quartieri sotto il controllo di spietate «paranze dei bambini»? Il problema è che, in entrambi casi, si tratta per l’appunto di rappresentazioni, di narrative, centrate su letture della città quantomeno parziali.

Corrisponde certamente al vero che sino ad ora l’amministrazione comunale non è stata sfiorata da episodi di corruzione e si è mostrata poco propensa a collaborare con personaggi ambigui o collusi con la criminalità organizzata, al contrario di quanto è avvenuto, ad esempio, a Roma. Ed è altrettanto vero che si è notevolmente abbassata l’età dei ragazzi coinvolti in attività di controllo criminale di aree del centro contigue a quelle percorse dai turisti (ma sarebbe preferibile che la loro azione fosse circoscritta alle periferie?). Tuttavia si tratta solo di una parte del racconto, che lascia fuori ciò che non si vede perché oscurato dalla virulenza della polemica politica e giornalistica. De Magistris avrebbe avuto buon gioco ad ammettere onestamente che Napoli è una città storicamente gravata di problemi, non tutti risolvibili con il turismo e il riscatto morale, e che le fragili finanze comunali e l’assenza di una seria politica economica per il Mezzogiorno rallentano di molto la sua azione di governo. E Saviano dal canto suo avrebbe potuto evitare di confondere la visibilità sociale di un fenomeno, che si può sfruttare a fini narrativi, con la sua incidenza statistica: per ogni «piscitiello di paranza» con abbigliamento firmato, pistola in tasca e attributi maschili ben in vista, secondo la descrizione che ne fa l’autore, ci sono diecimila ragazzini, a volte un po’ timidi e problematici, che bene o male vanno a scuola, aiutano le famiglie a sbarcare il lunario, vestono abiti di poco prezzo, cantano nel coro della parrocchia, frequentano le associazioni che con sempre meno mezzi si occupano di loro.

Deumanizzare gli ultimi
, January 16, 2017

In questi giorni di freddo artico che ha avvolto l’Italia provocando vittime da gelo in varie parti della penisola, da Nord a Sud, ci si accorge, come ogni anno quando si verificano queste condizioni meteorologiche estreme, del problema dei senza fissa dimora che transitano, sopravvivono o muoiono nelle nostre città. Piani di emergenza vengono messi in atto per dare un tetto provvisorio a queste persone, volontari affiancano le istituzioni raccogliendo e distribuendo coperte, cibo caldo ecc. per gli emarginati. Poco però sappiamo di loro. Tendiamo a pensare che sia un problema di cui debbano occuparsi le istituzioni e non noi. A Milano non sono stati occupati tutti i posti predisposti per questa emergenza e un senzatetto ha perso la vita in un rifugio di fortuna. Il comune ha chiesto ai cittadini di segnalare persone che dormono all’addiaccio o in ricoveri di fortuna perché possano essere soccorsi e aiutati. Il problema è che noi cittadini preferiamo non vederli. Fanno parte di quel mondo invisibile che ci disturba e di cui non vogliamo occuparci.

Per questo mi sembra interessante l’esperienza di James Beavis, un giovane studente di medicina in Gran Bretagna, che ha trascorso il mese di dicembre come homeless a Londra ponendosi due differenti obiettivi