Rivista il mulino

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Molta confusione intorno ai vaccini
, November 9, 2015

Nella maggior parte dei Paesi occidentali in questi ultimi anni si è verificato un calo preoccupante delle vaccinazioni infantili, che ha portato in alcuni casi al riemergere di malattie che sembravano pressoché debellate o la cui incidenza era stata fortemente ridotta. Sulla base di dati allarmanti, negli Stati Uniti ne è derivato un ampio dibattito, ora divampato anche in Europa, i cui termini e le cui ragioni sono ben documentati nell’articolo di Sofia Francescutto sull’ultimo numero del «Mulino».

Anche in Italia, nel biennio scorso, si è registrato un calo delle vaccinazioni fonte di motivata preoccupazione, cui si aggiunge un ulteriore elemento di sconforto, dato dal tono del dibattito pubblico. Il nuovo Piano nazionale per la prevenzione vaccinale 2016-18 ha scatenato allarmismi e accese reazioni all’ipotesi di pesanti sanzioni sia per i medici che sconsigliano o non incoraggiano le vaccinazioni, sia per i bambini non vaccinati, per i quali si è parlato insistentemente di esclusione dalla scuola e dagli asili. Allarmismi non ingiustificati, dal momento che illustri luminari e rappresentanti delle istituzioni si erano affrettati a dare il proprio avallo a entrambe le misure, salvo poi essere sconfessati dalla ministra Lorenzin, che ha negato che il Piano (almeno per ora) possa prevedere nulla del genere.

L'Isee e gli "scrocconi del Welfare"
, November 2, 2015

Il 1° gennaio 2015 è entrato in vigore un nuovo sistema di calcolo dell’Isee, l’indicatore della condizione economica equivalente – introdotto per la prima volta in Italia nel 1998 – tramite il quale viene regolamentato l’accesso a prestazioni di Welfare locali come asili nido, mense scolastiche, servizi socio-sanitari domiciliari e residenziali. Questo strumento accoglie in gran parte le innovazioni introdotte con la legge n. 214 del 2011, a seguito di un processo molto lungo e complesso di mediazione politica. Tra i principali cambiamenti vi è l’adozione di una definizione più ampia di reddito disponibile che include anche gli assegni familiari, le borse di studio, gli assegni sociali, le indennità di accompagnamento e le pensioni di invalidità. In aggiunta a ciò la riforma attribuisce un maggior peso alla componente patrimoniale, introduce una differenziazione dell’Isee a seconda del tipo di intervento (ad esempio per l’università e la sanità) e inoltre prevede un inasprimento delle forme di controllo mediante sia una riduzione delle dichiarazioni autocertificate sia un incrocio tra le banche dati fiscali e contributive. Infine essa presta maggiore attenzione alla adeguatezza del reddito rispetto ai bisogni familiari, stabilendo alcune agevolazioni per le famiglie con componenti disabili, per le famiglie con tre e più figli e per le persone non autosufficienti.

Busy people smart people
, October 26, 2015

Vi è oggi l’idea che la vita scorra a una velocità maggiore che in passato. Ci lamentiamo costantemente di non aver tempo sufficiente per fare quello che dobbiamo, di vivere a un ritmo sincopato. Il libro di Judy Wajcman Pressed for time, uscito nel 2014, si interroga su questo tema analizzando in particolare il rapporto che abbiamo con le nuove tecnologie digitali, che, tra le altre cose, dovrebbero consentire di rendere più facili e veloci i contatti, la soluzione di problemi, ecc. In realtà, parallelamente al proliferare delle tecnologie, ci ritroviamo con la sensazione di avere sempre meno tempo per noi.

Come mai la tecnologia ha reso le nostre vite sempre più affollate e piene di impegni invece di aiutarci ad alleviare i vincoli e a trovare una soluzione ai problemi? La diffusione di smartphone, tablets, ecc. produce in molti di noi la percezione di un processo di accelerazione della vita quotidiana in tutte le sue dimensioni. Molti conoscono bene il panico che suscita l’impossibilità di essere connessi e di contattare gli altri costantemente; anche se, contemporaneamente, ci si sente oppressi e prigionieri delle nuove tecnologie digitali che impongono di rispondere e connettersi tutti i giorni a tutte le ore, producendo così la convinzione che la vita oggi si svolga con ritmi intollerabilmente più rapidi e pressanti a causa delle nuove tecnologie, che vengono percepite come una delle cause principali di questa accelerazione.

Le debolezze della candidata Hillary verso le primarie di febbraio
Poco più a sinistra del centro
, October 19, 2015

«Poco più a sinistra del centro» – per riprendere il commento della prima donna ministro, Frances Perkins, a proposito delle posizioni di Franklin D. Roosevelt – è quello che si potrebbe affermare per descrivere l’agenda politica di Hillary Clinton dopo la sua performance nel primo dei sei dibattiti televisivi previsti tra i contendenti alla nomination democratica.

Ritenuta dalla maggior parte dei media americani, la candidata vincitrice del confronto con il suo avversario più temuto, il «socialista del Vermont« Bernie Sanders, e altri tre candidati, poco più che comparse (gli ex governatori del Maryland e del Rhode Island, Martin O’Malley e Lincoln Chafee e l’ex senatore della Virginia Jim Webb), Hillary Clinton sembra essersi lasciata alle spalle un’estate difficile. Un’estate segnata dalle polemiche che hanno riguardato le voci di finanziamento illecito della Clinton Foundation, le sue responsabilità politiche nell’attentato di Bengasi – che procurò la morte, fra gli altri, dell’ambasciatore americano – e, infine, le polemiche – alimentate da un partito repubblicano che non chiede altro se non un nuovo «Clintongate» – per aver utilizzato, come segretario di Stato, un server privato per gestire la posta. L’accusa è quella di aver consegnato il suo archivio ai National Archives, come prevede la legge, distruggendo posta «personale» che, probabilmente, troppo personale non era.

Non che si preveda una corsa tutta in discesa. E questo nonostante dopo il dibattito i sondaggi sulle prime elezioni primarie che si svolgeranno nel prossimo febbraio in Iowa e nel New Hampshire la vedano leggermente in vantaggio rispetto a Sanders. Rimane,

Mr. Marino va al Campidoglio
, October 12, 2015

La parabola del Marino-marziano, che per settimane ci ha piacevolmente distratto da quisquilie come la riforma della Costituzione, ammette diverse morali-della-storia. Qui di seguito ne azzardo una facile facile: la politica la debbono fare i politici, perché richiede professionalità, competenze e sensibilità – fra le quali il senso del ridicolo – non necessariamente coincidenti con quelle richieste per emergere nella società civile. Altrimenti non si capirebbe come un uomo con il curriculum di Marino, per non parlare del suo cursus honorum, abbia potuto farsi stritolare così miseramente dagli ingranaggi della comunicazione. I quali, fra parentesi, sono proprio la parte più interessante della faccenda, irriducibile ai complotti immaginati dai supporter postumi del sindaco.

La parabola del marziano potrebbe essere raccontata come un remake di Mr. Smith va a Washington (1939): il film di Frank Capra, protagonista James Stewart, in cui un boy scout viene eletto al Congresso degli Stati Uniti, su iniziativa di politicanti senza scrupoli, si ribella ai suoi burattinai e vince. Già il fatto che Marino abbia perso ci avverte quanto il remake sia distante dall’originale: come fosse stato girato da Quentin Tarantino su sceneggiatura di Homer Simpson, con Mel Gibson protagonista e immancabile macelleria finale. Persino le somiglianze fra i due plot, voglio dire, permettono di misurare la siderale lontananza fra la democrazia quasi-ideale di Mr. Smith e quel che ne resta in Mr. Marino.