Rivista il mulino

Content Section

Central Section

la nota
Dopo l’improvvisa scomparsa del giudice Scalia alla Corte suprema si riaprono i giochi
Un giudice alla Corte
, February 22, 2016

Bisogna andare indietro al 1954 per trovare un precedente simile: la morte di un giudice della Corte suprema statunitense nel pieno del suo mandato. A 79 anni, il 13 febbraio il giudice Antonin Scalia è inaspettatamente passato a miglior vita. Un evento privato, di per sé doloroso, si sta trasformando nell’ennesimo episodio della guerra senza esclusioni di colpi fra il Congresso repubblicano e la presidenza di Obama. La Costituzione federale è chiara: spetta al presidente nominare i giudici della Corte suprema quando si verifica una vacanza del posto (per dimissioni o per morte, visto che sono nominati a vita). E spetta al Senato ratificare la nomina. Una prassi seguita in passato senza troppi drammi, pur con episodi che hanno reso evidente come la scelta del presidente sia tutt’altro che una pratica amministrativa.

La nomina dei giudici federali, e di quelli della Corte suprema in particolare, rappresenta uno dei poteri più significativi del presidente per consolidare e garantire l’impianto valoriale e riformatore della sua agenda politica, anche oltre i confini del mandato. Appare evidente, quindi, la sua portata politica, al di là della responsabilità del presidente di nominare giudici di alto profilo morale e adeguata competenza giuridica. Il conflitto, specie in momenti di alta tensione ideologica, non può che esplodere laddove la posta in gioco (scelte economiche, diritti, libertà, sicurezza) appare alta.

Remare contro
, February 15, 2016

Chi sono i gufi con i quali Renzi se la prende tanto? Da una lettura dei riferimenti polemici dedicati dal nostro premier a questi splendidi rapaci notturni, mi sembra di capire che ce ne sono almeno due specie, se non mettiamo tra i gufi anche coloro che, pur critici di singole iniziative del premier o del suo stile da Gian Burrasca, sono sostanzialmente d’accordo con la rivoluzione politica che egli ha provocato. Più che gufi, questi ultimi sono dei grilli parlanti, ma anche loro rischiano di prendersi una martellata se fanno troppo strepito.

Una specie di gufi sono i suoi avversari – dentro e fuori al partito – che hanno un forte interesse politico a “gufare”, a esasperare le critiche contro la sua azione come leader del partito e capo del governo, nella speranza di estrometterlo da entrambi i ruoli. E alla stessa specie appartengono gli intellettuali e gli opinionisti vicini a quelle aree politiche, convinti che Renzi rappresenti una discontinuità pericolosa nella storia democratica italiana del dopoguerra. Ce ne sono di sinistra e di destra: quelli di sinistra radicale si sono uniti in un comitato per il No al referendum e quanto si può dire è che i motivi della loro ostilità a Renzi sono molto diversi da quelli della destra, oltre che diversi tra di loro.

Una specie differente è costituita da coloro che non hanno contro Renzi avversioni politico-ideologiche forti, ma dubitano che il suo stile e i suoi indirizzi di governo producano gli effetti benefici che egli non cessa di magnificare. Una specie meno aggressiva e dannosa, si potrebbe pensare. Ma per un politico che sulla comunicazione e l’immagine, ancor più che sui fatti, ha costruito il suo consenso, questo non è vero.

Che cosa ci dice il voto per le primarie del centrosinistra a sindaco di Milano
È partito il dopo Pisapia
, February 8, 2016

Cominciamo dai numeri. Hanno votato in 60.900. Grosso modo 6.000 in meno dell’ultima volta. La flessione si deve probabilmente al fatto che il centrosinistra, almeno per il momento, sembra non avere un avversario credibile. Le primarie 2016 non sono state un gesto «militante» per gli elettori più avversi al centrodestra. Le previsioni della vigilia sono confermate con la vittoria del favorito, Beppe Sala, che ha avuto il 42,98% dei voti (20.650).

Ma l’ex amministratore delegato di Expo non stravince. Soprattutto tenendo conto del fatto che, oltre al prestigio professionale e alla notorietà dovuta alla manifestazione di cui è stato responsabile, poteva contare sul sostegno di buona parte del gruppo dirigente locale del Partito democratico. Seconda è arrivata Francesca Balzani al 34% (16.720 voti). Terzo Pierfrancesco Majorino, con il 23% (11.522 voti). Ultimo Antonio Iannetta, con l’1% (361 voti). Senza dubbio notevole il risultato di Balzani, tenendo conto che si era candidata per ultima, da poco più di un mese e, diversamente da Sala e Majorino, senza poter contare su una rete operativa sul campo.

Già nella serata di ieri è stato fatto notare che i voti di Balzani e di Majorino, sommati, superano ampiamente il 50%: sarebbero dunque stati sufficienti per battere Sala. In realtà, l’addizione in questo caso non si può fare: ci sono elettori di Majorino che non avrebbero votato per Balzani, e viceversa. Tuttavia, il fatto che più del 50% dei votanti non si sia espresso a favore del candidato (tacitamente) approvato da Renzi e (esplicitamente) sostenuto da tutti i renziani dovrebbe far riflettere. Al di là dei numeri, due caratteristiche di queste primarie sono da segnalare.

Piccole cose da un Paese sbagliato
, February 1, 2016

Si potrebbe certo ragionare su qualcuno dei grandi problemi che affliggono la fase attuale della politica italiana. Sarebbe opportuno e lo si fa anche in misura tutto sommato rilevante. A volte però ci sono piccole cose su cui si riflette poco e che invece mostrano come il nostro sia, per certi versi – riprendendo l’immagine di un libro del maestro Mario Lodi, scomparso quasi due anni fa – un «Paese sbagliato».

Il primo pensiero riguarda la protesta dei diplomatici, perché il governo Renzi ha nominato come ambasciatore presso l’Ue un uomo politico anziché un diplomatico di carriera. Nei Paesi normali, che non sono mitici, ma esistono realmente, il fatto che si possano nominare come ambasciatori personalità prese fuori dei ranghi della diplomazia non suscita alcun problema. I primi a saperlo dovrebbero essere proprio i diplomatici di carriera, che per ottenere l’incarico sostengono anche degli esami di storia delle relazioni internazionali. Gli Stati Uniti sono sempre ricorsi a questa opportunità e non risulta che la capacità d’azione di quello Stato ne sia uscita compromessa.

Se invece si leggono le proteste di quelle che vengono ancora definite «feluche», compresa una quota di giovani, sembra che siamo davanti a un delitto di lesa corporazione. Secondo alcuni quanto avvenuto lederebbe addirittura il principio della meritocrazia,

Per evitare di essere considerate complici di razzismi e discriminazioni, le donne fanno sempre un passo indietro
Se il genere viene dopo
, January 25, 2016

Sono passati quasi vent’anni da quando Susan Moller Okin pubblicava, sulla «Boston Review», Is Multiculturalism Bad for Women?. Con questo articolo l’autrice si proponeva di denunciare una verità spinosa. Le minoranze etniche e religiose presenti nelle nostre società sono discriminate e mal tollerate, e per questo chiedono riconoscimento e tutele. Ma le loro culture sono spesso intrise di misoginia e improntate a una concezione patriarcale della famiglia e del mondo. Accomodare, tutelare e accettare indiscriminatamente queste minoranze e loro culture significa rinchiudere per sempre le donne appartenenti a quei gruppi in un mondo fatto di prevaricazione, abusi, sottomissione e violenza.

L’articolo di Okin portava ancora una volta alla coscienza un dato che si ripete costantemente nella storia del femminismo e dei movimenti per i diritti delle donne: nonostante le donne appartengano al novero dei gruppi oppressi che combattono per una giusta causa, non è detto che le loro battaglie vadano sempre a favore delle altre giuste cause e degli altri gruppi ingiustamente oppressi. E viceversa.

I fatti di Colonia possono essere letti come l’ennesimo episodio di questa storia che si ripete. Ma lo stesso copione si ritrova, in queste settimane, nelle discussioni intorno all’appello lanciato in Italia da Senonoraquando Libere contro la pratica della maternità surrogata, entrato in collisione con le battaglie per il riconoscimento delle coppie omosessuali e le unioni civili.