Rivista il mulino

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Sono solo bambini
, May 2, 2016

Il 2 settembre 2015 la foto di Aylan Kurdi, un bimbo di tre anni di origine siriana ritrovato senza vita sulla spiaggia turca di Bodrum adagiato su un fianco quasi stesse dormendo, ha riempito le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Quel giorno insieme a lui persero la vita altre undici persone, tra cui la madre e il fratello Galip, che di anni ne aveva 5.

Da allora, le organizzazioni umanitarie stimano in svariate decine il numero dei minori morti nel tentativo di raggiungere l’Europa (secondo l’Unicef le vittime sarebbero non meno di 400). Ma nessuna di quelle tragedie, dopo Aylan, è più arrivata sulle prime pagine. Se siamo riusciti ad abituarci rapidamente a tragedie di questo tipo, probabilmente non faticheremo ad abituarci anche a molto altro.

La fuga dalla guerra e dalla disperazione di centinaia di migliaia di persone coinvolge un numero altissimo di minori. Secondo i dati messi a disposizione dall’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, il 35% dei migranti arrivati nei territori dell’Unione europea nella prima parte del 2016 è minorenne (per Save the Children, sono 12.300 quelli arrivati in Italia lo scorso anno). Di una gran parte di loro non si sa più nulla.

L'Italia non può permettersi di interrompere il programma di riforme avviate
La stabilità necessaria
, April 26, 2016

Forse c’è da essere preoccupati per la piega che stanno prendendo le cose. Il governo, al di là dei guai che si trova a fronteggiare giorno per giorno – dal caso Regeni a quello Guidi, dal referendum trivelle alle proteste per le quattro banche salvate secondo la nuova normativa europea – segue una linea di riforme economiche e istituzionali che può essere condivisa o meno, ma che è sufficientemente chiara sia agli osservatori nazionali che internazionali. Le opposizioni, tra le quali c’è una frazione rumorosa dello stesso Partito democratico, approfittano di qualsiasi spunto che i media e la magistratura offrono loro per dare addosso al premier: “No all’uomo solo al comando”, è il legame che le unisce. L’unico legame, perché poi, su qualsiasi linea politica, i loro dissensi sarebbero insormontabili: ve lo immaginate un governo sostenuto da una maggioranza in cui ci siano esponenti della sinistra radicale e Forza Italia, Lega e 5 Stelle? Una maggioranza “contro” non è impensabile: è una maggioranza “per”, diversa da quella che sostiene il governo in carica, che non si riesce a intravvedere.

Dopo il referendum
, April 18, 2016

Cominciamo dalla fine. Intorno alle 21.30 la sede elettorale di via Solferino dove dovrei votare è quasi deserta. Chiedo al personale di servizio da che parte devo andare per il mio seggio. Mi indicano un corridoio in penombra. Lo percorro fino alla fine ed entro nell’aula, dove la presidente mi accoglie con un sorriso, e mi indica lo scrutatore che deve registrarmi. Sta guardando il cellulare, forse chatta con la fidanzata, perché quando lo appoggia sul banco mi sembra di vedere un profilo femminile sul display, ma è solo un attimo. Matita, cabina numero due, entro, barro, ritiro i documenti e sono fuori. In tutto non credo di averci messo più di dieci minuti. Rientrando a casa percorro strade ancora piene della folla festosa del salone del design, che si chiude stasera. Istintivamente vorrei tirarmi su il bavero dell’impermeabile – ma indosso solo una giacca, fa caldo stasera a Milano – per non farmi notare troppo. Che sia questo il motivo per cui ho tergiversato fino a quest’ora prima di votare? Mi ero detto che volevo seguire prima il telegiornale, ma forse ho esagerato. Può darsi che fossi consapevole di avere intenzione di fare qualcosa di inappropriato. Mi tornano alla mente le parole del presidente del Consiglio che liquidava il referendum come “una bufala”.

Lobbismo e intrallazzo pari non sono
, April 11, 2016

Le recenti vicende giudiziarie hanno riportato di nuovo in primo piano la questione del lobbismo. Non sono mancate di nuovo le riflessioni politicamente corrette sulla necessità di regolamentare il lobbismo, sulla distinzione fra un lobbismo buono ed uno cattivo. E via dicendo. Non molte le riflessioni che prendono il toro per le corna, vale a dire che trattano dell’inevitabile rapporto fra decisione politica e politica degli interessi.

La cosa dovrebbe apparire strana dopo che qualche decennio or sono era stata molto di modo la discussione sulla società “corporata”. Si partiva da una constatazione banale, tuttora assolutamente valida, e che cioè viviamo in sistemi in cui pullulano gli interessi organizzati, ciascuno dei quali fa a gara a pretendere di essere preso in considerazione ogni volta che il potere politico sia chiamato a prendere una decisione che li coinvolge. Impossibile tornare indietro, ma difficile anche stabilire i confini entro cui una realtà divenuta norma diffusa deve esser contenuta per evitare che si trasformi in un esercizio di pressioni corruttrici.

Il fatto è che la legge da sola è piuttosto inadeguata a venire a capo del fenomeno. La recente normativa sul “traffico di influenze” è giudicata ambigua dai tecnici del diritto e lo si può ben capire. Il richiamarsi alla “posizione” di qualcuno per ottenere ascolto presso qualcun altro è un fenomeno vecchio come il mondo.

Si potrebbe aggiungere, più in generale, che l’interazione nella progettazione legislativa fra i rappresentanti politici destinati ad agire nei consessi dove si decide (che non è solo quello parlamentare) e coloro che saranno poi i destinatari delle prescrizioni è una dinamica continuamente richiamata. I magistrati vogliono dire la loro quando si legifera di giustizia, professori, studenti e magari genitori quando lo si fa per la scuola; per non dire di artigiani, industriali, chiese, cooperative, banchieri, giornalisti e avanti in un elenco che è quasi infinito.

L’emergenza terroristica sta costringendo i governi a ripensare i princìpi fondamentali dell’etica politica delle nostre società
Principi a termine
, April 4, 2016

Si è concluso la settimana scorsa in Francia il dibattito sulla decadenza dalla cittadinanza per reati di terrorismo: durato diversi mesi, costato le dimissioni della ministra della Giustizia Taubira e finito, dopo molto penare, nel nulla di fatto. Per Hollande si tratta di un fallimento politico eclatante, tanto più che la proposta di riforma costituzionale all’origine del dibattito, fortemente voluta dal presidente, godeva di percentuali altissime di consenso presso l’opinione pubblica.

La riforma in questione prevedeva l’introduzione nella Costituzione di una norma che avrebbe sancito la perdita della cittadinanza per i colpevoli di reati di terrorismo, estendendo misure già previste dal Codice civile. All’origine della proposta, come è stato apertamente dichiarato dal primo ministro, c’era soprattutto l’esigenza di produrre un «gesto simbolico forte» in reazione ai recenti attacchi terroristici.

Questa proposta di riforma costituzionale è caduta vittima di un dilemma che aveva già agitato la discussione su misure analoghe adottate in Gran Bretagna e in Canada. La decadenza dalla cittadinanza può essere estesa indiscriminatamente a tutti i cittadini che si macchiano di reati di terrorismo, oppure può essere limitata solo a coloro che dispongono di una seconda nazionalità.