Rivista il mulino

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Edmondo BERSELLI, L'economia giusta
, September 16, 2010

«Già nel 1991, nell'introduzione alla Laborem exercens, il pensiero di papa Wojtyla non era ottimista, e tutt'altro che in linea con l'euforia liberale allora di moda. Tuttavia in quella stagione le parole del pontefice acquistano un senso e uno spessore addirittura profetico, anche se attribuibile almeno in parte alla tradizionale cautela della Chiesa in materia sociale ed economica.

Pietro MENNA, Francesco PAULI, L'energia solare
, September 13, 2010

Come limitare l'impatto dei consumi di energia sull'uomo e sull'ambiente, senza compromettere lo sviluppo economico? Un impiego delle fonti rinnovabili, e in particolare dell'energia solare, è ormai ritenuto necessario e possibile, anche in ampie proporzioni. Nel volume si discutono gli aspetti tecnologici ed economici dello sfruttamento dell'energia solare e si offre un quadro delle politiche nazionali e dell'Unione europea nel settore.

Claudio GIUNTA, Il paese più stupido del mondo
, September 8, 2010

Se parlate con un europeo che ha vissuto per vent'anni in Giappone vi dirà: "Vent'anni non sono sufficienti. Avevo le idee più chiare quando sono arrivato qua". Per capire un'altra cultura, un altro popolo, servono decenni, e non è detto che bastino. Ma quanti sono quelli che vivono per vent'anni in Giappone, o a Londra, o a New York, o a Sharm-el-Sheikh? Pochi. Molti di più sono quelli a cui capita di passarci una settimana, o un mese, o un semestre, o un anno: per una vacanza, o per studio o lavoro, o perché una moglie o un marito sono nati lì.

Lorenzo CIAPETTI, Lo sviluppo locale
, September 4, 2010

Lo sviluppo di un paese può passare attraverso risorse economiche, umane, culturali e ambientali che risiedono a livello locale? E con quali politiche e quali mezzi finanziari? Quali meccanismi possono garantire che le azioni locali siano coordinate a livello regionale e nazionale per evitare la trappola del localismo?

Cass R. SUNSTEIN, Il diritto della paura
, August 30, 2010

A fronte del crescente clima di paura che pervade la vita sociale, i governi dei paesi occidentali e la legislazione comunitaria fanno ricorso nelle loro normazioni al cosiddetto principio di precauzione, inteso come un insieme di misure cautelative verso pericoli e rischi potenziali. Se, inizialmente, il principio era commisurato alla domanda sociale di protezione, oggi esso tende ad essere invocato per perseguire scopi politici altri, anche in assenza di prove certe di pericolosità e senza tener conto di effetti secondari perniciosi, o di violazione dei principi democratici.