Rivista il mulino

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Identità italiana
Un voto da riempire
, October 16, 2019

Nonostante le scarse fortune politiche dell’ambientalismo italiano e a dispetto delle tesi pessimistiche sul declino della partecipazione giovanile, lo scorso 27 settembre centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze sfilavano in corteo nelle strade del nostro Paese. Si è trattato di una delle maggiori mobilitazioni tra quelle svoltesi in Europa occidentale, tale da richiamare l’attenzione della stessa Greta Thunberg. In piazza c’erano moltissimi di quei sedicenni e diciassettenni al centro del breve quanto timido dibattito che si è aperto subito dopo attorno alla proposta di concedere il diritto di voto a partire dai sedici anni. L’idea, lanciata dall’ex premier Enrico Letta in un’intervista a "Repubblica", ha raccolto l’opinione favorevole di esponenti politici di quasi ogni partito, dal Movimento 5 Stelle al Pd sino allo stesso Salvini. Per qualche giorno la politica italiana è ritornata quindi a discutere di giovani, una fetta di elettorato tante volte descritta tanto come inconsistente da un punto di vista demografico quanto come indeterminata sul piano politico.

Che portare alle urne qualche centinaia di migliaia di minorenni possa rappresentare un vantaggio per alcuni degli attuali partiti è una questione aperta. Lo spazio in altri Paesi occupato dai Verdi resta in Italia poco presidiato, pur rappresentando un mercato elettorale interessante, soprattutto in una fase come l'attuale in cui i temi ambientali catturano l’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito economico. Se si guarda alla storia del voto giovanile nel nostro Paese, si può notare come, a differenza del periodo precedente, nella Seconda Repubblica non si sono avuti grossi scossoni o fratture generazionali tali da produrre effetti significativi sui risultati elettorali. L’unico attore in grado di occupare lo spazio politico giovanile è stato il Movimento 5 Stelle nel 2013, ma questo tentativo di fidelizzare il voto dei neo-elettori si è fortemente ridimensionato a distanza di soli cinque anni, come mostrano le indagini post-elettorali (Itanes, Vox Populi. Il voto ad alta voce, Il Mulino, 2018). Un recente sondaggio Swg ha fotografato l'attuale situazione di stallo: a fronte di un’eventuale chiamata alle urne, il voto dei sedici-diciottenni risulterebbe perfettamente trasversale agli schieramenti politici, dividendosi tra giallo-rossi e centrodestra. Questo risultato non deve sorprendere.

La riduzione del numero dei parlamentari / 2
Riformare, ma con giudizio
, October 14, 2019

Con l’approvazione in seconda lettura da parte della Camera, si è completato l’iter parlamentare per la legge di revisione costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Com’è noto, con l’entrata in vigore della riforma i deputati passerebbero da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200 (più quelli a vita). La politica tende a celebrare anche le mere proposte vendendole come risultati acquisiti.

Una nuova legge elettorale
, October 14, 2019

A meno di due anni di distanza dall’ultima riforma per l’elezione delle due Camere (riforma varata con la “legge Rosato” n. 165 del 2017), si ripropone oggi in Italia il tema di un'ulteriore riforma elettorale. Come affrontare questo nuovo, difficile passaggio al fine di giungere a una soluzione ragionevole e, soprattutto, utile?

Quando si parla di legislazione elettorale occorre partire da una premessa forse un po’ ovvia, ma che va ricordata.

La riduzione del numero dei parlamentari / 1
Una riforma giusta con la motivazione sbagliata
, October 14, 2019

Il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 ha rappresentato un turning point dell’evoluzione istituzionale italiana. Per un verso, ha scoraggiato ogni ulteriore tentativo di procedere a riforme costituzionali complessive, o comunque al loro interno coordinate.

Il governo alla prova dei suoi elettori
, October 1, 2019

La prima coalizione di governo genuinamente populista e sovranista in Europa occidentale si è dissolta dopo circa un anno dalla sua formazione. Sebbene sia ancora presto per valutare la solidità della nuova ‘strana coppia’ democratico-populista, la partenza del secondo governo Conte si prospetta in salita per almeno quattro ragioni.