Rivista il mulino

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Identità italiana
Andare a sbattere (e farsi male)
, June 14, 2019

Il 26 maggio, alle europee e alle amministrative, e domenica 9 giugno per il secondo turno delle comunali, gli elettori che hanno deciso di andare a votare – il 56% alle europee, il 60% in media alle amministrative – hanno in larga parte premiato la Lega di Salvini.

Ma, a livello europeo, il successo dei sovranisti che molti temevano non c’è stato, o almeno non è stato tale da alterare profondamente i rapporti di forza all’interno del nuovo Parlamento europeo. Anche nella prossima Commissione gli equilibri non saranno drasticamente diversi da quelli dell’attuale, come invece avevano sperato dalle parti del governo italiano. Cambierà la maggioranza, dovrà necessariamente ampliarsi. E questo rischia di complicare ulteriormente i meccanismi già non perfettamente oliati di una Unione certamente affaticata. Ma se nelle istituzioni europee qualcosa cambierà per l’Italia sarà molto probabilmente che il nostro Paese non avrà posti rilevanti come quelli che ha attualmente, dove occupa la casella del presidente del Parlamento, quella del “ministro degli Esteri” europeo in Commissione, quella – sopra tutte – del capo della Banca centrale. Anche la prossima Commissione europea, dunque, manterrà molto probabilmente posizioni ortodosse rispetto alla tenuta dei conti pubblici e ai limiti fissati dal patto di stabilità e crescita stipulato nel 1997 dai Paesi membri: un deficit pubblico non superiore al 3% del Pil e un debito pubblico al di sotto del 60% del Pil (o, comunque, un debito pubblico tendente al rientro). Ed è con questa realtà che oggi ancora una volta, piaccia o meno, dobbiamo e dovremo confrontarci, mentre le stime di crescita continuano ad essere sconfortanti e si fatica a tenere il rapporto debito/Pil sotto al 133%.

Già nel novembre scorso, dopo l’approvazione da parte del governo italiano del Documento programmatico di bilancio per il 2019,

Europee a Napoli: continuità e nuove tendenze
, June 11, 2019

Da una decina di anni l’espressione di voto nella città di Napoli ci ha abituati a frequenti scossoni, spesso in controtendenza col dato nazionale.

Alle elezioni comunali del 2011 si afferma in modo inatteso la composizione di liste civiche e pezzi di partito capeggiata da Luigi De Magistris, che al primo turno supera le formazioni di centrodestra e centrosinistra aggiudicandosi poi il ballottaggio con un netto 65,4% di voti. Termina così il lungo periodo di governo del centrosinistra, prima sotto la sindacatura di Bassolino e poi sotto quella di Iervolino (1993-2011).

La connotazione incerta del voto giovanile in Italia
Poco ecologisti, non ancora sovranisti
, June 10, 2019

Nei giorni scorsi l’istituto Swg ha rilanciato i risultati di un sondaggio secondo cui i giovani italiani avrebbero attribuito, in occasione della recente tornata elettorale, un ampio consenso alla Lega: ben il 38% di voti nella fascia di età 18-21 anni,

Porti chiusi, porti aperti, porti in sciopero
, June 5, 2019

Lo scorso febbraio, durante un convegno presso la Sala Chiamata del Porto di Genova sul futuro del lavoro portuale, Luca Becce, presidente dell’Associazione nazionale terminalisti portuali Assiterminal (che rappresenta l’imprenditoria portuale associata e stipula per parte datoriale il contratto collettivo nazionale dei lavoratori dei porti), così rispondeva a una domanda sull’automazione:

Dopo il 26 maggio, verso le elezioni regionali
Una grande regione, una grande occasione
, May 30, 2019

Primum vincere deinde philosophari oppure primum philosophari deinde vincere? Se sia meglio dedicare tutte le proprie energie a conquistare una carica importante come quella di presidente della regione Emilia-Romagna e poi ragionare su cosa fare oppure se sia preferibile aprire un grande e approfondito dibattito sulla “filosofia” della politica, sui contenuti del riformismo, su che cosa debba e possa essere un partito del cambiamento nell’Italia sovranista? Già, perché il voto europeo del 26 maggio ha detto alto, forte, chiarissimo che in Italia i sovranisti (la Lega di Matteo Salvini e i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni ai quali si aggiungono alcuni esponente di sinistra e i loro cattivi maestri) costituiscono una ampia maggioranza e che l’alternativa è debole, scompaginata, confusa.