Il papa è in Puglia sulle tracce di don Tonino Bello, il vescovo per il quale accogliere immigrati in sacrestia non rappresentava la soluzione dei problemi, ma un segno.
Trasformare un’istituzione complessa e articolata in diversi livelli come è la Chiesa cattolica non è impresa facile. Di sicuro non basta lo slancio profetico dell’uomo solo al comando, che ben sa che per portare a compimento tale impresa si deve tirare dietro tutto un popolo e farlo sentire come a casa sua in una nuova configurazione della comunità ecclesiale.
C’è qualcosa nel ministero petrino di Francesco che, per la sua stessa natura, è difficile da delineare a parole. Qualcosa che segna una sorta di rottura o scarto: le cose non stanno più come prima, e di questo riusciamo ad accorgercene in molti. Non si tratta tanto di contenuti, ma di stile d’esercizio del proprio ministero
Il recente cambio operato da papa Francesco al vertice della Congregazione della dottrina della fede può essere letto in un’ottica di funzionalità istituzionale. Pochi anni dopo il Concilioil suo lavoro censorio è passato da un’analisi teologica dei testi
Nel medesimo giorno il papa ha incontrato il presidente degli Stati Uniti e nominato il presidente della Conferenza episcopale italiana – sulla base della terna di nomi votata dall’Assemblea generale dei vescovi.