Rivista il mulino

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lettere internazionali
Zarzis, Tunisia
, July 16, 2018

Le coste libiche sono all’orizzonte appena si prende il largo dalla cittadina di Zarzis, lungo la costa meridionale della Tunisia. Con l’inizio dell’estate, le correnti soffiano dalla Libia alla Tunisia e il mare inizia a restituire sulle spiagge quel che resta dei corpi dei migranti morti in mare giorni, settimane o mesi prima.

Si fa un gran parlare dei migranti che attraversano il Mediterraneo con la speranza di approdare sulle coste italiane, ma poca o pochissima attenzione si rivolge ai morti. La contabilità dei naufragi riempie le pagine dei giornali, ma, al di là dei numeri, che fine fanno le persone, che ne è dei loro corpi? Normalmente le autorità tunisine competenti li interrano in fosse comuni, senza che così ne resti traccia. L’Europa, l’Italia e le organizzazioni internazionali sono tutte troppo intente a occuparsi dei migranti in mare per prestare tempo e attenzione ai morti. C’è un uomo di cinquantatré anni che, invece, ne ha fatto lo scopo della propria vita attraverso un’attività di volontariato pressoché quotidiana, da quando a seguito di un incidente ha dovuto smettere di andare per mare, abbandonando la sua attività di pescatore. Chamseddine Marzoug ha deciso di dare rispetto a quei corpi morti in mare interrandoli nel «cimitero delle persone sconosciute». Forse il senso di profonda umanità che muove Chamseddine arriva da una tragedia, quelle delle migrazioni attraverso il Mediterraneo, della quale anche lui è parte. Sono tre i suoi figli che hanno raggiunto l’Europa, pagandosi un passaggio irregolare attraverso il Mediterraneo. Anche loro, come tanti altri tunisini, avevano cercato di ottenere un visto turistico regolare prima dall’ambasciata di Francia e poi da quella d’Italia; ma il visto è sempre stato loro rifiutato perché chi «può assicurare che poi sarebbero tornati?», ricorda Chamseddine.

Per un giovane tunisino è pressoché impossibile avere un visto turistico per l’Europa, specie se arriva dalla provincia e da una famiglia normale, che in Tunisia significa mediamente povera. Quei morti che il mare restituisce avrebbero potuto essere i suoi figli, se le cose fossero andate diversamente.

Città del Messico, 13/7/2018
, July 13, 2018

Un voto contundente. Il 1° luglio 2018 Andrés Manuel López Obrador, noto anche come Amlo o El Peje, ha vinto nettamente le elezioni, sbaragliando la concorrenza. Anche se bisogna formalmente attendere la certificazione del Tribunale elettorale federale, l’Instituto nacional electoral ha chiuso i suoi conteggi

Dal numero 3/18
La «Nuova Turchia» di Erdoğan
, July 12, 2018

Da quando l’Akp (Partito della giustizia e dello sviluppo) è salito al governo, nel 2002, la Turchia ha aperto un nuovo capitolo della propria storia. Sedici anni al potere hanno prodotto un cambiamento costante nel Paese,

Dal numero 3/18
Serbia, se il prezzo della stabilità è l’autoritarismo
, July 12, 2018

Già nel 1995 Predrag Matvejević aveva utilizzato il termine «democrature» per descrivere i regimi, formalmente costituzionali ma nei fatti oligarchici, emersi dallo smembramento della Jugoslavia.

Dal numero 3/18
L'illiberalismo ungherese in prospettiva europea
, July 12, 2018

L’8 aprile 2018 Viktor Orbán è stato trionfalmente rieletto primo ministro d’Ungheria. Il suo partito, Fidesz, ha ottenuto quasi la metà dei voti popolari e oltre i due terzi dei seggi parlamentari. Le deboli e al loro interno frammentate opposizioni di centrosinistra