Rivista il mulino

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TERRORISMO
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Chiara Maritato, 12 January 2017

Fra «traditori» ed «eroi». Nell’estate del 2011, mentre passeggiavo insieme a due amici in un parco di Esfahan, in Iran, si presentò a noi un signore di mezza età. Dopo averci raccontato, in perfetto italiano, dei suoi studi in Italia

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Uno strumento di tipo poliziesco svincolato dall'onere della prova
Giuseppe Campesi, 11 January 2017

È probabile che il ministro dell’Interno non si aspettasse una simile levata di scudi quando ha annunziato il suo piano di aprire un Centro di identificazione ed espulsione (Cie)

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Antonio Mutti, 03 January 2017

La biografia di Anis Amri, l’autore della strage di Berlino, pone il problema del fallimento dei sistemi di intelligence nei confronti di una persona sorvegliata perché già colpevole di vari reati. E, a maggior ragione, di quanto sia difficile prevenire gli attentati di potenziali terroristi non ancora identificati.

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Massimiliano Trentin, 26 October 2016

Mosul, Aleppo. Due delle grandi città del Medioriente sono oggi sotto attacco: Mosul in Iraq e Aleppo in Siria. La loro importanza deriva dal fatto di essere entrambe le seconde

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Mauro Barberis, 01 August 2016

La strage di Monaco è stata rapidamente ascritta alla classe dei massacri adolescenziali: come quello compiuto da Anders Breivik, l’eroe dell’attentatore, in Norvegia, lo stesso 22 luglio, ma del 2011, con 77 vittime. O come quello compiuto da Tim Kretshmer, il diciassettenne che nel 2009, vicino a Stoccarda, uccise 15 liceali con un fucile mitragliatore. Per non parlare di tutti gli episodi simili capitati negli Stati Uniti: dove le armi, possibilmente da guerra, sono molto più facili da ottenere che in Europa.

Se proprio volessimo rassicurarci, si potrebbe aggiungere che a Monaco l’emergenza è stata gestita professionalmente da forze dell’ordine già allenate a sventare in silenzio, come si dovrebbe fare, minacce simili. Anche gli errori commessi – bloccare i trasporti per ore e in un’intera regione, così amplificando inutilmente un crimine poi rivelatosi isolato – potranno essere corretti in futuro, quando si formeranno protocolli per l’emergenza migliori degli odierni.

Ma in realtà c’è ben poco di rassicurante in tutto questo. La verità è che stiamo lentamente imparando a convivere con il terrore: e lo facciamo per tentativi ed errori, come certi Paesi – per tutti Israele, sin dalla nascita – hanno fatto prima di noi. Günther Wallraff, l’autore di Faccia da turco (1985), osserva che «a mettere un’intera città in ginocchio» non è stato il diciottenne Ali Sonboly, poi suicidatosi, ma «un’isteria collettiva, di popolazione e social media»,

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