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Remo Ceserani
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Nato nel 1933 e laureatosi a Milano, Remo Ceserani è stato docente di Letteratura italiana, poi Teoria della letteratura, e Letterature comparate. Ha insegnato in università di tutto il mondo: a Pisa, Genova, Bologna, Berkeley, Brown University, Stanford University, Harvard, Melbourne, Tubinga, all’Eth di Zurigo, all’Università di San Paolo del Brasile.

Il primo tratto rilevante della sua personalità di studioso e docente risale all’impossibilità di distinguere le due figure appena menzionate: nel suo caso non si dava un’attività di ricerca che fosse separabile dalla sua trasmissione, né si dava insegnamento che non fosse intrecciato all’ampliamento della conoscenza.

Da questa modalità di intendere il sapere – che Ceserani voleva aperto al mondo e ai suoi cambiamenti, al di là e, se necessario, contro le chiusure dell’accademia – è intessuta la scrittura dei suoi testi critici, volta alla trasmissione, anche alla divulgazione, sempre alla generosa disseminazione di idee e conoscenze.

L’esperienza condivisa con Lidia De Federicis di una straordinaria e innovativa antologia scolastica, quale è stata Il materiale e l’immaginario (10 volumi, Loescher 1979-1996), mostra bene come quella di Ceserani sia stata, anche per questo, una presenza intellettuale centrale nella cultura italiana, che ha saputo guardare alle generazioni future come al proprio vero interlocutore, in un dialogo pieno di rispetto per i giovani (anche se non privo di qualche preoccupazione). Ne sia testimonianza il fatto che stesse lavorando, con la consueta e invidiabile energia, a una nuova versione di quell’antologia, un’edizione rinnovata e aperta all’editoria multimediale.

Le prove sono a ben vedere molteplici e disseminate in tutta la sua produzione saggistica, giornalistica e di traduzione, sempre tesa al dialogo con le generazioni più giovani. L’apertura al futuro che discende da questo habitus è forse all’origine della capacità di Ceserani di attraversare i confini disciplinari, mettendo a frutto negli studi letterari le conquiste gnoseologiche di ricerche apparentemente distanti dalla letteratura: non solamente dunque i contributi dell’antropologia, dell’estetica, della sociologia, ma anche quelli dell’economia, della biologia, delle scienze cognitive.

Così, nel solco tracciato dal Materiale e l’immaginario, possiamo collocare libri come Raccontare la letteratura (1990); Guida allo studio della letteratura (1999); Dizionario dei temi letterari (2006-07), con Mario Domenichelli e Pino Fasano; Convergenze. Gli strumenti letterari ed altre discipline (2010); Il testo narrativo: istruzioni per la lettura e l’interpretazione (2005), con Andrea Bernardelli; Il testo poetico (2005).

Impegnato a costruire un’immagine della cultura aliena dal provincialismo e dai confini della nazione, avvertiti come angusti e costruiti culturalmente, Ceserani, dopo aver studiato a Pisa, varcò l’oceano per specializzarsi a Yale con René Wellek – erano gli anni del New Criticism – incontrando poi lo strutturalismo, l’analisi freudiana e quella marxista, le proposte più innovative della linguistica. Delle sollecitazioni provenienti da queste proposte di metodo fece tesoro, senza però mai aderire pienamente a una scuola e mantenendo una disposizione aperta e relazionale. Questa postura anima le pagine di Raccontare il postmoderno (1997), uno dei suoi libri maggiori, che parla dell’epoca nella quale viviamo confrontandosi con intellettuali come Fredric Jameson e Umberto Eco, per introdurre nel panorama intellettuale italiano, restio a entrare in quel dibattito, una interrogazione all’altezza dei tempi delle condizioni stesse della produzione critica e intellettuale.

Nelle sue pagine, la letteratura si presenta come viva e aperta al mondo: il che non significa semplicemente condurre l’analisi del contesto nel testo, bensì anche, e soprattutto, l’analisi delle condizioni di produzione, di quelle di ricezione, di uso, di consumo, di interpretazione.

Lo sguardo attento alle relazioni, congiunto a una straordinaria cultura non solamente letteraria e umanistica, fanno pensare a uno storico della cultura che abbia scelto la letteratura quale centro irradiatore di un pensiero in movimento.

Dall’ampiezza, anche geografica, della sua esperienza di insegnamento, di studioso e di convegnista, ma anche dal suo radicamento nella tradizione materialista, ha tratto l’attitudine a porre al suo oggetto una domanda tanto semplice quanto capitale, ovvero quale sia la sua funzione, cosa giustifichi il suo essere nel mondo, da ultimo, come possiamo definire la letteratura al di fuori di una prospettiva europea e occidentale. Ed è in tale contesto che Remo Ceserani – fondatore in Italia della letteratura comparata e autore di Treni di carta (2002) e de L’occhio della Medusa. Fotografia e letteratura (2011) – ha inteso prendere parte al dibattito sulla Word Literature con il suo La letteratura nell’età globale (2012).

L’impegno di storico della cultura e interprete della contemporaneità lo ha portato a numerose collaborazioni con riviste e quotidiani, tra cui ricordiamo «il manifesto», «Belfagor», «L’indice dei libri del mese».

Per comprendere la sua postura intellettuale possiamo rivolgerci al breve e frainteso Elogio dell’eclettismo, nel quale, dopo essersi richiamato a Diderot, Ceserani ci ha lasciate alcune righe che mi paiono esprimere in modo lieve un modo di fare ricerca, ma prima ancora un modo di stare nel mondo, che ha affascinato e suscitato ammirazione in coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo:

«Certo, lo scetticismo è un’attrazione forte, una sirena al cui canto è facilissimo cedere. Ma l’eclettismo ha qualcosa di più: una ricerca continua fra libri e esperienze, fra idee e stimoli, un viaggiare ininterrotto e avventuroso fra impressioni e riflessioni degli altri viaggiatori, ignorando le piste già tracciate e segnate e le guide turistiche, setacciando le espressioni del libero pensiero».

Di questi suoi viaggi e di questo inesausto meditare e mediare, Ceserani ha reso partecipi con generosità ed entusiasmo non solamente le persone a lui care, gli studenti e i colleghi, ma anche i suoi lettori, che continueranno ad apprezzarne la chiarezza espositiva e a trovare, nelle pieghe delle sue pagine, piste non battute e indicazioni per ricerche a venire.