Rivista il mulino

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Culture
Una ricetta di felicità
, February 17, 2012

Marino danza. Ha l’oro nei capelli ricci e il sorriso bello dei vent’anni. Impugna il violino come per giocare, lancia sguardi verdi ai suoi compagni con cui suona sul serio, tutti in piedi, le Quattro Stagioni di Vivaldi. Così sono più liberi di esprimere, anche con il corpo, la gioia e la grinta della musica; così ha insegnato loro Judith Hamza, la violinista di origini rumene che in un giorno di giugno del 2007 ha creato gli Archi del Cherubino. È la prima sera del 2012 nella Collegiata di San Leonardo, a San Casciano dei Bagni. La chiesa è illuminata da centinaia di candele, una penombra occupata da un pubblico silenzioso e dai suoi pensieri, lasciati galleggiare nella festa della musica di questi ragazzi.

Donne al lavoro
, February 15, 2012

Le crisi economiche hanno storicamente avuto un impatto di genere sulla struttura occupazionale, con conseguenze differenti su donne e uomini, soprattutto in una prospettiva di lungo periodo. Un fatto noto è che il capitalismo abbia utilizzato la forza lavoro femminile per assorbire gli shock economici

Animali morti, un paio di scandali e poco più
, February 8, 2012

Due anni fa il figlio di David Lynch, Austin, è partito da Los Angeles per la Germania portando con sé una telecamera e un amico fotografo; arrivato sul posto ha noleggiato un furgone e si è messo a girare il Paese in lungo e in largo intervistando persone.

Una serata americana all'Avana
, January 31, 2012

Lo ammetto: non ero preparata. Cuba è un Paese del terzo mondo, ma finché non vedi non credi. Si faticano a immaginare le medaglie d’oro olimpiche, i campioni della danza o le eccellenti menti scientifiche vivere in condizioni che in Europa sono riservate agli ultimi. I cubani sono tutti poveri, nessuno escluso. Non muoiono di fame, ma non possono permettersi più dello stretto indispensabile, acquistato con la tessera annonaria che chiamano libreta. Crescono in case senza intonaco, dove gli asciugamani sono un lusso, come l’acqua calda. Le cucine ospitano torri di stoviglie su un terreno che non è detto sia pavimento, perché i pensili, se non ce li hai, mica ti metti a buttar soldi per comprarli. Il telefono è un miraggio. E non dico il cellulare, che costa una follia sia per chiamare sia per ricevere anche entro i confini nazionali, ma pure il fisso è roba da ricchi. Internet non esiste.

La danza del Carpintero Jabao
, January 11, 2012

Baracoa è l’ombelico di Cuba. Un ombelico non centrato, abbarbicato alle propaggini di un profondo Est. Ma è da qui che l’isola ha preso vita, tratto la sua origine non geologica, germinato una radice non culturale: Baracoa è la culla di Cuba semplicemente perché a Cuba non esiste luogo più ancestrale. La natura stringe con selvaggia generosità una lingua di case, affiancate nelle loro architetture di legno pitturato con sgargianti colori, come tante niñas messe in fila. I baracoensi sono mulatti o neri, figli moderni degli antichi Tainos; le donne indossano vestiti rosso fuoco e turchese, magliettine luminescenti di strass, pantaloni da cui pendono armamentari di fibbie.