Rivista il mulino

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la nota
(S)fiducia e protesta
, December 15, 2010

Berlusconi ha vinto su tutta la linea: ha ottenuto la fiducia, ha attratto dalla sua parte cani sciolti e transfughi, ha sconfitto Fini e ne ha azzoppato il progetto. Una vittoria su tutta la linea che è sbagliato sminuire o ridurre a “vittoria aritmetica”. Su questo scontro si giocava non solo la continuità di un governo o la durata della legislatura, bensì il futuro del sistema partitico italiano. Una sconfitta del Cavaliere avrebbe rimesso in moto la politica: avrebbe scongelato il centrodestra ibernato dalla presenza dominante, e agghiacciante, del presidente del Consiglio. Ora, fallito il disegno di una implosione del PdL, non ci sono più argini alla capacità attrattiva di Berlusconi. La vittoria ha un profumo inebriante anche in politica. Coloro che nel PdL mugugnavano rientrano nei ranghi allineati e coperti (e un po’ codardi).
I centristi dell’Udc non resisteranno più di tanto alle sirene del Cavaliere. E per Futuro e Libertà il domani è nerissimo. Il ritorno all’ovile pidiellino da parte dei suoi parlamentari si preannuncia massiccio perché Fini non offre più né garanzie né prospettive. Del resto, la sfida era senza vie d’uscita.

Salvare il 5 per mille?
, December 6, 2010

La legge di stabilità sta concludendo il suo iter parlamentare. Nonostante le proteste, per ora sembra essere confermato il drastico taglio, da 400 a 100 milioni di euro, del 5 per mille a favore di volontariato e ricerca. Tremonti, in ogni caso, rassicura: i 400 milioni del 5 per mille verranno reintegrati. Rivendicando orgogliosamente la paternità del 5 per mille, lo stesso ministro ricorda l’intervista al "Corriere della Sera" del 9 novembre 2004, dove presentò l’idea, definita “rivoluzionaria, non tanto perché ibrida nuovo e vecchio, filantropia e sussidiarietà, quanto perché rompe il monopolio della politica, trasferendo quote di potere e responsabilità dallo Stato alla società”.

Te piace ‘o presepe?
, November 29, 2010

«Nun me piace ‘o presepe», insiste il Tommasino di Natale in casa Cupiello. Ha un bel provarci il padre Luca, durante i tre atti della commedia di Eduardo De Filippo: «Te piace ‘o presepe?... Te piace ‘o presepe?... Te piace ‘o presepe?». Capatosta, quello non molla. Che cosa resterebbe del suo amor proprio, se ammettesse d’aver cambiato idea? È un lusso, cambiare idea. Richiede autoironia, e una buona dose di fiducia in se stessi. Soprattutto, richiede intelligenza. Dunque, se non cambia idea, Tommasino è stupido?
Lasciamo impregiudicata la questione, e da quel di Napoli saliamo per settecento chilometri verso Nord. Qui ne troviamo un altro, di Tommasino (senza offesa per Eduardo). Si chiama Cadeo Maurizio, e ancora per qualche mese è assessore della giunta milanese. Per la precisione, è assessore al Decoro urbano. Un sostantivo e un aggettivo impegnativi: decoro e urbano.

Breve dimostrazione dell'esistenza della sinistra
, November 22, 2010

La notizia della settimana, anzi del secolo, è la seguente: la sinistra esiste. Per la prima volta dai tempi dei fratelli Gracchi, la settimana scorsa i sondaggi hanno dato la sinistra in vantaggio sulla destra. Il vantaggio non è determinato solo dall’inopinata resurrezione della sinistra-sinistra, documentata dalle regionali in Puglia e dalle primarie di Milano, ma anche dallo smottamento della Destra e dalla crescita del Centro. Inoltre, il vantaggio è provvisorio, e il Pd si sta impegnando come al solito a scialacquarlo: basti pensare ai manifesti nei quali Bersani ha le visioni. Ma, insomma, inutile stare a sottilizzare. Nel mio piccolo, anzi, posso confermare questo trend epocale con un’esperienza vissuta in prima persona: sono stato a una cena di sinistra. Perché una cena sia di sinistra non basta che lo siano gli ospiti e tutti gli invitati: devono esserlo anche la location, i discorsi e persino il menu.

Troppo grandi per fallire
, November 15, 2010

Tbtf o Sifi: due acronimi sui quali si gioca il futuro della finanza e che hanno affaticato, più della battaglia tra le valute, i leader nel summit di Seul appena concluso. Sono due acronimi sui quali si gioca non solo il futuro delle regole della finanza, ma, per certi versi, il futuro della finanza stessa, intesa nel senso più generale, e cioè anche quella che sta nei nostri portafogli. Significano, rispettivamente, Too big to fail e Systemically important financial institutions e rappresentano l’autentico rompicapo sul quale da tempo governi, regolatori, banche e supervisori sono impegnati. In sostanza, e riassumendo, ci sono banche troppo grosse il cui fallimento può avere effetti disastrosi a catena su tutti i mercati e le economie, e quindi gli Stati le devono necessariamente salvare.