Rivista il mulino

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Senza regole
, November 7, 2011

Quella di sabato scorso è stata la ventisettesima Lettura del Mulino. Da quando le Letture annuali si tengono in Santa Lucia - per i non bolognesi, l'Aula Magna dell'Università - non si era mai vista così tanta gente. Eppure, e basta scorrere rapidamente l'elenco per accorgersene, ci sono state molte Letture belle e importanti, per il tema e per il lettore. Ma sabato Sabino Cassese e i suoi dubbi sull'esistenza di uno Stato “insufficiente” hanno raccolto tante persone come non mai.

Il merito, naturalmente, va allo studioso, al professore di fama internazionale che ha accompagnato il suo lavoro con l'impegno civile e politico. Ma il successo dell'appuntamento dipende anche dal tema prescelto: una società, la nostra, che deve scontare uno Stato troppo debole. Non poco Stato, ché come vediamo ogni giorno per certi versi ne abbiamo sin troppo. I danni provocati dallo statalismo e dall'assistenzialismo di Stato non possono certo far rimpiangere certe logiche. Ma assenza di Stato intesa come mancanza di un "un severo minimo di governo", di un minimo regolatore comune, di uno Stato la cui autorevolezza non venga posta in dubbio e anzi sia riconosciuta senza distinzioni di alcun tipo, neppure territoriali. Le tante celebrazioni per i centocinquant'anni dell'Unità hanno sottolineato, come ha fatto in apertura lo stesso Cassese, i progressi straordinari compiuti dall'Italia e dagli italiani in un secolo e mezzo. Ma, almeno le più franche, al tempo stesso non hanno potuto celare le enormi differenze che separano oggi il Paese. Tra Nord e Sud, ovviamente (60.000 italiani ancora oggi migrano ogni anno verso Nord). Ma anche in termini di diseguaglianze e impari opportunità.

Oggetti del desiderio
, October 31, 2011

Come è stato raccontato il giorno dopo sul Messaggero, giovedì scorso una folla di circa venticinquemila (!) persone ha bloccato il traffico in intere strade a Nord del centro di Roma con lunghi ingorghi e momenti di panico, tali da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Giovani e meno giovani, tra cui molti extracomunitari, si erano accalcati fin dall’alba di fronte a un ipermercato per acquistare prodotti elettronici, soprattutto televisori e iPhone, a prezzi scontati. Sono le dimensioni del fenomeno, potremmo dire di massa, la sua composizione, prevalentemente giovanile e di bassa estrazione sociale, e le sue finalità, l’acquisto di prodotti costosi e voluttuari in un periodo di crisi economica e disoccupazione dilagante, a sollevare qualche domanda sul significato di un simile comportamento.
Secondo studi recenti, la crisi economica ha determinato nei principali Paesi occidentali cambiamenti significativi nei comportamenti dei consumatori, che, preoccupati per il futuro, avrebbero limitato i loro consumi e spostato il baricentro degli acquisti verso i beni essenziali. La corsa dei giovani romani all’acquisto di telefonini e altri prodotti elettronici, anche se in parte spiegabile con i forti sconti, da questo punto di vista sembrerebbe piuttosto insensata. I comportamenti di consumo non seguono tuttavia sempre la logica economica. Naturalmente, in periodi di crisi i soggetti cercano di ricorrere a strategie intelligenti per ridurre le spese, approfittando delle promozioni, recandosi più spesso nei discount e negli outlet o a comprare direttamente dai produttori. Ma la crisi non annulla una delle motivazioni di fondo del consumo, che resta quello di presentare a sé e agli altri un’immagine positiva, di comunicare una posizione sociale acquisita a cui non si vuole rinunciare. A volte, non di rado, si preferisce ridurre la quantità e soprattutto la qualità dei consumi alimentari, pur di non privarsi di certi acquisti o comportamenti che incidono sullo status, almeno quello apparente.

Il paradosso della gauche
, October 24, 2011

La Francia è spesso presentata come un Paese che, al pari dell’Italia, conosce una forte crisi della sua democrazia e dove i cittadini sembrano essere sempre meno interessati alla politica. Le primarie socialiste che si sono appena svolte permettono di sfumare una simile posizione. Il Partito socialista era piuttosto reticente a organizzarle poiché non appartengono alla sua tradizione, ma si è infine persuaso grazie a esperti e personalità varie che hanno studiato da vicino l’esperienza americana e quella italiana. Nell’impossibilità di regolare dall’interno la delicata questione della sua leadership, alla fine il partito ha optato per le primarie. Convinto sino a ieri che il suo campione, Dominique Strauss-Kahn, non avesse rivali pericolosi, aveva valutato che il rischio di scontri tra diversi concorrenti fosse molto limitato. Tra lo scetticismo generale, a dispetto della debolezza dei suoi mezzi (i socialisti non sono più di 130.000) e della sua inesperienza in materia, si è poi lanciato in questa avventura. La defezione di Strauss-Kahn, in seguito all’inchiesta giudiziaria di cui è stato oggetto negli Stati Uniti, ha modificato la sostanza delle primarie. Invece di rappresentare una sorta di “liturgia di conferma” , si sono trasformate in un’arena di confronto tra sei candidati. La grande copertura mediatica di cui le primarie hanno beneficiato ha suscitato l’interesse dell’opinione pubblica. Più di 2.600.000 persone hanno votato al primo turno, e quasi 3 milioni al secondo: cifre assai importanti per la Francia, dove i partititi sono scarsamente radicati.

Ignazio Visco: Il capitale umano
, October 21, 2011

Nel 1993 il 16 per cento degli italiani aveva 65 anni o più, circa il 4 per cento 80 o più. Queste quote, oggi, sono salite rispettivamente al 20 e al 6 per cento e, secondo le ultime proiezioni demografiche dell’Istat, raggiungeranno il 33 e il 13,5 per cento nel 2050. L’invecchiamento della popolazione, che riflette il calo delle nascite e l’allungamento della vita media, ha implicazioni importanti per l’economia. Senza scendere in dettagli, per mantenere l’equilibrio macroeconomico occorre quindi lavorare più a lungo e in più persone, a meno di poter contare su un sufficiente aumento della produttività per ora di lavoro [i].

Il prevedibile calo dell’offerta di lavoro potrà essere compensato solo con un prolungamento della vita lavorativa, salvo ipotizzare un’insostenibile accelerazione dei flussi migratori. Le stime dell’Istat già incorporano un afflusso netto di immigrati di oltre 170.000 unità all’anno nei prossimi quarant’anni. Nel 2050 gli stranieri residenti supererebbero i 10,5 milioni, oltre il 17 per cento della popolazione totale. Si stima che, comprendendo anche le seconde generazioni, circa il 37 per cento delle persone di età compresa tra i 15 e i 54 anni sarà nato all’estero o in Italia da genitori immigrati.

La piazza e il palazzo
, October 16, 2011

Tanto la piazza quanto il palazzo hanno mostrato tutto la loro estraneità alle aspettative dei cittadini. A Montecitorio un coro di deputati plaudenti alla “grande” vittoria parlamentare del governo Berlusconi si accalca intorno al leader, mentre alcune deputate dalle bionde chiome fluenti inneggiano al capo del governo a braccia alzate con il segno della vittoria.

A questi festeggiamenti per lo scampato pericolo si contrappone il giorno dopo l’immagine plumbea e violenta della piazza degli indignati. Due volti contrapposti e entrambi inquietanti di quest’Italia da finis terrae. Il volto contratto – la maschera quasi – del potere politico, asserragliato nel proprio bunker e deciso a sopravvivere ad ogni costo proprio in quanto sideralmente lontano dalla società civile; il volto esagitato e confuso di un movimento imberbe e indefinito facile preda del ribellismo antagonistico, pronto a sfruttare ogni occasione per esprimere il proprio nichilismo. Sono due aspetti estranei alla realtà di una nazione certo frastagliata al suo interno ma sempre più consapevole di essere di fronte a un momento di passaggio, a una sorta di tornante.

Se nella società civile componenti antagoniste “per definizione” come imprenditori e operai si ritrovano a manifestare assieme, come è successo a Rovigo domenica dopo che migliaia di industriali avevano inscenato a Treviso una inedita marcia di protesta, ciò significa che in molti, anche se non in tutti, la sensazione di dover spostare l’asse delle contrapposizioni storiche e di dover archiviare una stagione politica dominata dal forza-leghismo si diffonde e si radica. E invece da un lato abbiamo la distribuzione di prebende ai fedelissimi con la creazione di nuovi posti di governo, e dall’altro la pulsione a sfasciare tutto per l’infantile quanto impotente desiderio di essere protagonisti.