Rivista il mulino

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la nota
Festeggiare il lavoro?
, April 30, 2012

A ogni ricorrenza, anno dopo anno, ci si ritrova ad ascoltare e a leggere le stesse cose. Ma che accadrebbe se queste  ricorrenze non ci fossero più? Molte festività laiche sono state oggetto di discussioni e polemiche, sia perché considerate, a torto, di parte; sia perché ritenute responsabili di un calo della produttività, vero peccato originale di qualsivoglia forma di astensione dal lavoro.

Un primo bilancio
La Francia al voto
, April 23, 2012

Questo primo turno delle presidenziali francesi può già darci qualche prima, importante indicazione. L’astensionismo si assesta attorno al 20%, circa quattro punti in più rispetto al 2007, quando il livello dell’astensione al voto fu eccezionalmente basso. Ma la partecipazione può essere considerata più o meno equivalente a quella di molte elezioni precedenti, il che conferma che le presidenziali mobilitano i Francesi.

François Hollande è in testa con il 28,6% dei suffragi. Raggiunge così il secondo risultato mai ottenuto da un candidato socialista al primo turno (dopo Mitterrand nel 1988) e ora potrà trarre beneficio da una dinamica a lui favorevole. Jean-Luc Mélenchon, arrivato quarto con l’11,1% dei voti, mostra la persistenza di una cultura della sinistra radicale, minoritaria ma pur sempre di lunga tradizione. Eva Joly, per i Verdi, e i due candidati trotzkisti ottengono in totale poco meno del 4%. Pertanto, sinistra e estrema sinistra ottengono in tutto oltre il 43,5% (circa 8 punti in più rispetto al 2007). L’aumento è significativo ma il livello complessivo della sinistra rimane al di sotto dei buoni risultati ottenuti nei decenni Settanta e Ottanta.

Dal canto loro, destra ed estrema destra raccolgono il 46,8% dei voti, due punti in più rispetto al 2007, ma con un cambiamento interno a questa compagine completamente nuovo. Nicolas Sarkozy non riesce a ottenere che la seconda posizione, con il 27%. Ed è questa la prima volta nella storia della V Repubblica francese: fin qui, infatti, al primo turno il presidente uscente candidato alla riconferma si era sempre classificato al primo posto. Questo risultato deriva da una perdita di 4 punti rispetto a quanto da lui ottenuto nel 2007. Una punizione molto severa dopo il suo primo quinquennato, segnale inequivocabile del fallimento di una campagna da lui molto caratterizzata verso destra nella speranza, come già era avvenuto nel 2007, di catturare ancora una volta l’elettorato del Fronte Nazionale.

L’impossibilità di sapere
, April 16, 2012

La sentenza per la strage di Brescia non sorprende. La mancata individuazione di responsabili era già scritta nei trentotto anni trascorsi da allora e negli errori e depistaggi operati fin da subito da chi era connivente, o non ostile, alla destra radicale. Del resto, l’avevamo già scritto sulla rivista, con un contributo puntuale e dettagliato di Anna Cento Bull  che segnalava sia l’indifferenza con cui procedevano i processi, sia la perdurante refrattarietà da parte della destra di derivazione Msi ad ammettere le responsabilità dei membri di Ordine Nuovo nelle stragi e in quella di Brescia in particolare.

Parlare degli anni di piombo e della strategia della tensione oggi, era come rievocare la resistenza negli anni Ottanta: eventi lontani, sfuocati agli occhi di quasi due generazioni. Da allora, la politica italiana ha attraversato ere geologiche, basti pensare al diluvio forza-leghista che ci ha sommersi negli ultimi vent’anni. Eppure la drammaticità di quegli eventi ha ancora la forza di scuotere. Perché solo l’Italia ha vissuto un periodo di così intensa lotta politico-ideologica tanto da indurre tanti a sparare per le strade, a prendere ostaggi, a piazzare bombe sui treni, nelle piazze, negli edifici pubblici. In Spagna e in Gran Bretagna, dove il terrorismo dell’Eta e dell’Ira è stato anche più sanguinario, esso si ammantava di una motivazione “nazionalista”, tipica delle lotte di liberazione nazionali, non di motivazioni ideologiche.

La pelle del serpente
, April 10, 2012

Siamo dunque alle battute di chiusura della farsa. Nata negli anni Ottanta del ventesimo secolo come Lega Lombarda, cresciuta nei Novanta come Lega Nord, nei Dieci del ventunesimo la strana compagine del Bossi Umberto (e del Bossi Trota) muore come The Family. O anche, per raccontarla all’antica italiana, se ne va in vacca come Tengo Famiglia. Sic transit gloria mundi, dicono i più cinici in quel di Roma ladrona. Quanto agli altri, molti non se ne capacitano, ma molti di più tirano il fiato. Ce ne sono però alcuni che, mentre scema il celodurismo sedicente padano, non dimenticano lo scempio che ne è venuto a tutti noi, e che non sparirà con il quasi-comico uscir di scena degli improbabili eredi di Brenno.

Ci sono intanto i danni per così dire morali sofferti dai nati un po’ sopra e un po’ sotto il quarantacinquesimo parallelo. Per più di vent’anni i loro bei dialetti sono stati confusi con una parlata zotica e greve, irta di latrati gutturali. E per più di vent’anni l’incolpevole Po è stato ridotto a comico padre d’una mitoideologia da bar Sport, ridicolizzata da druidiche scempiaggini. C’è da temere che non ne basteranno altri venti per dimenticarsi di tutto questo, e per farlo dimenticare.

Ci sono poi i danni (non solo morali) patiti dagli italiani d’ogni latitudine, indotti a immaginare che la politica non sia questione di interessi e conflitti, e talvolta di ideali e solidarietà, ma di sangue e suolo, o di Blut und Boden, per dirla in modo più trasparente e più preoccupante.

Come stanno gli italiani?
, April 2, 2012

Come stanno gli italiani? La risposta non può che essere molto preoccupata. Apparentemente il Paese tiene; va avanti; assorbe in silenzio recessioni e aumenti del carico fiscale. Ma ci sono scricchiolii evidenti. Cresce a ogni latitudine il numero di casi di piccoli imprenditori o di lavoratori che si tolgono la vita, per problemi con le banche, difficoltà aziendali, mancanza di lavoro. Un indicatore terribile.

Si dirà: ma che si può fare, se non stringere la cinghia e sperare che con fine d’anno ci sia qualche segnale di ripresa? Anzi, guardiamo i segnali positivi. Il duo Berlusconi-Tremonti, in questo periodo astutamente sottrattosi all’attenzione mediatica (si fa presto a dimenticare…), aveva portato il Paese sull’orlo del disastro, della crisi alla greca. È arrivato Monti e lo spread è sceso, è cresciuta la fiducia internazionale; un intervento molto duro, ma non irragionevole nella sua direzione, sulle pensioni; qualche tentativo di liberalizzare attività regolamentate; un aumento sensibile del carico fiscale; la lotta all’evasione. Non si può che continuare così, qual è l’alternativa?

Qualche timore che gli scricchiolii si possano fare più forti affiora; il dubbio che qualche scelta alternativa ci sia va considerato. Il punto è che la crisi è lunga (il Centro studi Confindustria ci dice che è ormai peggiore di quella di fine anni Venti) e i suoi effetti si sommano nel tempo. Le famiglie resistono, ma i piccoli patrimoni si consumano; le reti di protezione familiare si lacerano. La verità è che non sappiamo come stanno gli italiani, che cosa sta veramente succedendo. Ma il timore che sotto l’apparente tranquillità possano esplodere drammi e tensioni non può essere semplicemente ignorato.