Rivista il mulino

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La carta igienica è finita
, April 8, 2011

“Sono assolutamente contraria alla richiesta di contributi alle famiglie, va evitata questa prassi un po’ lamentosa e in pochi casi giustificata”. Così il ministro Gelmini in un’intervista a “Il Messaggero” del 24 marzo. E ancora: “Viene però da chiedersi come mai, a fronte di risorse limitate per tutti, alcune scuole chiedono il contributo volontario alle famiglie e altre no. Qui entra in gioco la capacità gestionale dei dirigenti”.

Di quanti filosofi abbiamo bisogno?
, March 29, 2011

Molti degli studenti che s’iscrivono alle facoltà umanistiche hanno serie difficoltà a esprimersi oralmente e per iscritto. Avere serie difficoltà significa: sbagliare i verbi, sbagliare l’ortografia, usare le parole a casaccio. È un po’ come se alla facoltà di Matematica si iscrivessero in massa ragazzi che non sanno fare le quattro operazioni, o come se le aule di Medicina fossero invase da studenti che hanno il terrore del sangue.

La Scuola delle Libertà
, March 8, 2011

Può darsi che attaccando la scuola pubblica il presidente del Consiglio abbia voluto fare un favore alle gerarchie ecclesiastiche, al fine di rafforzare un puntello che finora gli è servito per  stabilizzare il suo potere, sottoposto a pericolose scosse telluriche. Almeno nelle esternazioni pubbliche i destinatari non sembrano avere particolarmente apprezzato l’omaggio.

Promemoria su scuola e università
, February 9, 2011

Non vorrei che, nella confusione degli ultimi mesi, fosse passata l’idea che il problema principale della scuola italiana sia la scuola. Perché il problema principale della scuola italiana è l’Italia.

La scuola italiana, dalle materne all’università, continua a educare molti ottimi studenti che diventano ottimi cittadini. Non aggiungo la solita frase «Dio solo sa come», perché si sa benissimo come: grazie alla dedizione di insegnanti – elementari, medi, universitari – poco amati dallo Stato che servono e poco pagati.

Senza ricercatori?
, September 22, 2010

Chi oggi è un ricercatore nell’università italiana ha buone, anzi ottime ragioni per protestare, anche a voce alta. La storia stessa del ruolo di ricercatore nelle nostre università (che data 1980) è emblematica di un sistema contraddittorio e insufficiente a garantire uno svolgimento adeguato sia delle attività didattiche sia di quelle di ricerca. I due aspetti cruciali di un sistema di formazione avanzato come è quello universitario. Chi dovrebbe fare ricerca sempre più spesso si trova costretto a svolgere funzioni di insegnamento, pur senza averne l’obbligo formale.

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