Rivista il mulino

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Intervista ad Agnes Heller
L'Europa dei nazionalismi
, September 29, 2015

Quando scende dallo sgabello in cui si è inerpicata per leggere le mail al computer, ti rendi conto di quanto sia piccola ma energica Agnes Heller. 86 anni, ha vissuto il nazismo nel ghetto di Budapest, si è innamorata della filosofia studiando con Lukacs, è stata marxista non ortodossa, espulsa e poi riammessa nel Partito comunista ungherese. Negli anni Settanta riesce a uscire dal Paese per insegnare prima in Australia poi a New York. Il suo ultimo libro è La bellezza (non) ci salverà (Il Margine, 2015), dove dialoga con un altro vecchio mitteleuropeo, il sociologo polacco Zygmunt Bauman. 

La truffa Volkswagen danneggia tutta l’industria tedesca
C’era una volta un mito
, September 23, 2015

Un mito vacilla, quel­lo della superiorità del model­lo industriale tedesco. Quan­te volte abbiamo sentito vantare la qualità e l’affidabilità dei pro­dotti tedeschi, soprattutto nel campo dell’automobile! Ancora all’inizio di quest’anno c’era chi auspicava che Fiat-Chrysler si de­cidesse a vendere il marchio Al­fa-Romeo a Volkswagen, che avrebbe saputo valorizzarlo di più. 

Barriere, cemento, filo spinato
Serbia-Ungheria: questioni di filo spinato
, September 21, 2015

Fino a qualche mese fa, la Serbia viveva lontana dalla questione rifugiati. Sostanzialmente era un problema percepito come distante, che gravava su altre parti d’Europa: le persone in fuga dalla guerra erano un’immagine vista in tv, identificata con i barconi strapieni che attraversavano il Mediterraneo. 

Barriere, cemento, filo spinato
Balcani: i muri dell’insicurezza
, September 21, 2015

Bulgaria sud-orientale, confine con la Turchia. Due linee di filo spinato si dipanano lungo le alture boscose, correndo parallele verso l’orizzonte. Una è arrugginita e dismessa: eco lontana della cortina di ferro, il suo scopo era impedire – anche a costo della vita – la fuga dal blocco sovietico.

Barriere, cemento, filo spinato
Bosnia: i muri invisibili
, September 21, 2015

Vent’anni fa, a Dayton, i negoziatori americani avevano due obiettivi: mettere fine alla guerra in Bosnia Erzegovina e porre le basi di uno Stato funzionale. Il primo obiettivo è riuscito, il secondo no. Il fallimento della Bosnia di Dayton, in quanto progetto politico, è alla base della costruzione dei muri invisibili che oggi dividono il Paese.

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